Roma, 5 ott – tra i “Sigilli” della biodiversità – prosegue la Coldiretti – c’è anche la mela campanina dell’Emilia popolarmente chiamata mela della nonna per il suo piccolo calibro, molto aromatica e profumata, il Caciofiore di Columella, antico cacio laziale dalla crosta gialla che porta con sé il profumo delle piante selvatiche con cui viene fatto cagliare, considerato il progenitore del pecorino Romano o il carosello e il barattiere antichi frutti pugliesi che ricordano un po’ il cetriolo un po’ il melone e sono coltivati da secoli dagli agricoltori, si raccolgono acerbi e si consumano quando ancora deve maturare, o la caratteristica zucchina trombetta della Liguria dalla particolare forma circolare e dal sapore dolce e delicato che differenzia da tutte le altre. Insuperabili poi sono tutti i formaggi prodotti da razze di pecore capre e vacche che stavano letteralmente scomparendo dalla fattoria italiana come il pecorino di Farindola prodotto con il latte della pecora Pagliarola abruzzese oppure il fiorone di Lecco prodotto con il latte della capra orobica o il fatulì della capra bionda dell’Adamello e il nostrano della Val Trompia della vacca bruna alpina o il formaggio di malga della vacca Rendena e infine – conclude la Coldiretti – la scamorza di pecora pugliese, formaggio raro senza crosta prodotto dal latte proveniente solo da pecore al pascolo. (red)