Roma, 10 ott – Nel campo di Moria, sull’isola greca di Lesbo, dove la politica di
contenimento dei richiedenti asilo sulle isole greche ha bloccato indefinitamente
oltre 9.000 persone, stiamo assistendo a un’emergenza senza precedenti, sia per la
salute fisica che psicologica degli uomini, delle donne e soprattutto dei bambini.
Dopo quattro anni di conflitto, nell’est dell’Ucraina, i villaggi semi abbandonati
sono abitati soprattutto da persone anziane, che vivono nella solitudine, soffrono di
ansia e depressione e hanno un disperato bisogno di assistenza psicologica e cure
mediche per malattie croniche, come il diabete o l’ipertensione, aggravate dallo
stress dovuto al conflitto. In Iraq Amir, 35 anni, è in cura con MSF in un campo
rifugiati a Sulaymaniyah. Ha lasciato la sua casa quando il gruppo dello Stato
Islamico ha assediato la sua città. “Penso troppo e non riesco a dormire. Resto
sveglio tutta la notte seduto in un angolo. Così facendo mi ammalo. Ho avuto dolori
allo stomaco e al petto, ho visto dei medici ma non mi hanno aiutato. Lo psicologo di
MSF mi ha incoraggiato a uscire dalla tenda ogni giorno, parlare con altre persone,
evitare di rimanere solo, e oggi mi sento meglio”. Nel 2017, le équipe di MSF hanno
effettuato 306.300 consultazioni individuali di salute mentale e 49.800 sessioni di
gruppo in 52 paesi sui 72 in cui opera. Anche in Italia l’attività di assistenza
psicologica è fondamentale per rifugiati e migranti, come nel centro di riabilitazione
per le vittime di tortura a Roma. Inoltre MSF ha offerto primo soccorso psicologico
agli sbarchi in Italia, nella provincia di Trapani ha fornito sopporto psicosociale ai
richiedenti asilo nei CAS e ha aperto una clinica psicoterapeutica in collaborazione
con autorità italiane per affrontare i casi più gravi. (red)