Venezia, 10 ott – La diffusione di informazioni false non inizia con il web: anche
iscrizioni antiche, o apparentemente tali, possono ingannare. Una recente scoperta di
due studiosi italiani, ad esempio, ha dimostrato che due reperti simili conservati in
Italia e a Baltimora e ritenuti iscrizioni paleocristiane in realtà sono stati
acquistati sul mercato antiquario romano ai primi del Novecento, opera di un falsario
moderno e parte di una stessa serie. “Questa importante scoperta – commenta Lorenzo
Calvelli, ricercatore di Epigrafia latina all’Università Ca’ Foscari Venezia e tra i
principali studiosi del problema delle false iscrizioni nella storia – porterà
auspicabilmente al riconoscimento di altri manufatti prodotti dalla stessa mano e
disseminati in altre collezioni e musei d’Europa e del mondo”. Per smascherare le fake
news del passato sono infatti al lavoro da anni esperti di storia antica che,
analizzando reperti posseduti dai antiquari, musei e collezioni private, riescono a
verificare l’autenticità delle fonti. Il problema della falsificazione storica e lo
studio dei manoscritti, con particolare riferimento a quelli che tramandano il testo
di iscrizioni antiche, genuine o inventate in tempi più recenti, ma ‘spacciate’ per
autentiche saranno al centro di due convegni a Venezia da oggi a sabato, tra cui il
più importante convegno europeo di epigrafia romana, organizzato dall’Università Ca’
Foscari Venezia. Oltre 50 specialisti provenienti da Italia e Francia si riuniranno
per confrontare le proprie ricerche. Nel convegno “La falsificazione epigrafica in
Italia” saranno presentati importanti risultati che hanno consentito di smascherare la
natura contraffatta di alcuni reperti considerati genuini, nonché di riconoscere che
certi manufatti erano stati giudicati troppo severamente, essendo in verità autentici.
(SEGUE)