Roma, 10 ott – Il Dossier della Campagna Indifesa quest’anno punta i riflettori sull’importanza dell’istruzione per proteggere le bambine da alcune delle più frequenti violazioni dei loro diritti come i matrimoni e le gravidanze precoci. Uno studio dell’UNPFA ha calcolato che se tutte le ragazze dell’Africa Subsahariana e del Sud-Est asiatico potessero completare la scuola secondaria i matrimoni precoci sarebbero più che dimezzati (-64%) e le nascite da madri minorenni calerebbero del 59% . In queste due regioni ad alto incremento demografico si concentrano la maggior parte delle baby spose e baby mamme, bambine e ragazze spesso costrette a sposare uomini più grandi di loro, subire abusi e portare avanti gravidanze non desiderate che mettono a rischio la salute del loro giovane corpo e del bambino. Ma i matrimoni e le gravidanze precoci, oltre a privare le bambine dei loro diritti fondamentali – istruzione, salute, protezione – privano anche la società del potenziale enorme rappresentato dal contributo che le ragazze possono dare con un lavoro qualificato se hanno accesso a un’istruzione di qualità. La Banca Mondiale lo calcola tra i 15.000 e i 30.000 miliardi di dollari. Il fenomeno delle gravidanze precoci riguarda pure l’Italia dove, nel 2016, il numero di bambini nati da madri minorenni è stato di 1.539, ovvero lo 0,33% del totale delle nascite. La maggioranza di queste baby mamme sono italiane (1.226) e più della metà delle nascite si sono registrate nella fascia d’età dei 17 anni (984 parti), mentre sono stati 500 i bambini nati da madri 16enni, 44 da madri appena 15enni e 11 da madri con meno di 15 anni. A livello territoriale, la Sicilia è risultata essere la regione in cui si è registrato il più alto numero di nascite con madri minorenni (377, di cui 6 ragazzine che non avevano ancora compiuto 15 anni), seguita da Campania (277), Lombardia (162) e Lazio (92) . Ragazze che molto spesso finiscono per abbandonare la scuola e con essa anche l’idea di un futuro legato a un lavoro professionale altamente qualificato. Quello che può essere assicurato dalle STEM, le materie scientifico-matematiche dove il contributo femminile è ancora troppo scarso, anche in Paesi come l’Italia. Questo a causa di stereotipi di genere molto diffusi, anche tra le stesse bambine e ragazze, che considerano le professioni scientifiche e matematiche come una “cosa da maschi”. Tuttavia, è proprio da quegli indirizzi che si prevede deriveranno il maggior numero di posti di lavoro qualificati nel prossimo futuro.