CLUB TENCO, UNA NUOVA COLLANA SULLA CANZONE D’AUTORE
Nasce la collana I libri del Club Tenco. Al via con la 42a Rassegna sulla Canzone D’Autore (Premio Tenco 2018) anche la collana tematica, promossa da Squilibri, d’intesa con il Club Tenco e Cose di Amilcare, con l’intento di approfondire temi e aspetti della canzone d’autore attorno a tre ambiti messi già in risalto dai primi tre volumi che, in anteprima nazionale, saranno presentati a Sanremo, dal 18 al 20 ottobre. Configurandosi come un cantiere sempre aperto alle competenze di quanti hanno da dire qualcosa di importante sui grandi protagonisti della canzone italiana, la collana innanzi tutto intende garantire a studiosi ed appassionati strumenti più aggiornati per seguirne l’opera e la carriera: è il caso del volume Giorgio Gaber. Sette interviste e la discografia commentata di Luciano Ceri che racconta la musica e la personalità di un gigante della cultura italiana del secondo Novecento attraverso la sua stessa voce, la testimonianza di quanti hanno avuto il privilegio di collaborare con lui e la ricostruzione minuziosa della sua discografia. In secondo luogo, la collana si sofferma orgogliosamente su alcuni momenti significativi della storia stessa del Club Tenco per richiamare l’attenzione su autori a torto dimenticati dopo essere stati introdotti in Italia proprio dal Tenco. In questa direzione si pone la monografia di Giulia De Florio, “Bulat Okudzava. Vita e destino di un poeta con la chitarra”, dedicata al padre della canzone d’autore russa nonché Premio Tenco 1985: nel cd allegato anche il concerto che il “cantapoeta” russo tenne al teatro Ariston di Sanremo in occasione della sua venuta in Italia. Lo scavo nella memoria storica, infine, assume le stesse canzoni come fonte possibile per la ricostruzione di un tema o di una temperie culturale come succede con il volume “Vent’anni di Sessantotto. Gli avvenimenti e le canzoni che raccontano un’epoca” di Sergio Secondiano Sacchi, Sergio Staino e Steven Forti dove, attorno alle 45 canzoni raccolte nei due CD allegati al volume, si leva una fascinosa rappresentazione –per parole e immagini- di quel ramificato pensiero di libertà conosciuto come Sessantotto, seguendone anticipazioni e riprese, dalle contestazioni studentesche di Berkeley alla caduta del muro di Berlino. I tre volumi, in distribuzione tra ottobre e novembre, saranno presentati a Sanremo, nell’ambito degli Eventi Collaterali Pomeridiani della Rassegna della Canzone D’Autore (Premio Tenco 2018), presso la sede del Club Tenco: il 18 ottobre, alle ore 15,30, Paolo Del Bon e Gian Piero Alloisio presenteranno il volume di Luciano Ceri; il 19 ottobre, ore 15,30, Dario Toccaceli, Alessio Lega ed Elena Frolova presenteranno il volume di Giulia De Florio e il 20 ottobre, alla stessa ora, Alessandro Carrera, Bobo Craxi e Franco Fabbri presenteranno il volume Vent’anni di Sessantotto.
FABRIZIO DI MARZIO SPIEGA LA POLITICA DEL CONTRATTO DI GOVERNO
È da poco uscito, per le “Saggine” di Donzelli, il libro di Fabrizio Di Marzio, consigliere della corte di Cassazione e condirettore, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, della rivista “Giustizia Civile”. Si tratta di “La politica e il contratto. Dalla affermazione dei valori alla negoziazione degli interessi” (Donzelli, 2018, 154 pagine, 17 euro). Sostanzialmente un pamphlet, senza vis polemica, tendente a valorizzare nel metodo e merito il recente “Contratto di Governo” sottoscritto da Lega e M5S, partiti diversi e distanti per cultura, pratica politica, programmi elettorali, radicamento e rappresentazione geografica nazionale. Di Marzio, infatti, nel libro è cosciente che l’accordo tra Salvini e Di Maio ha avuto un impatto dirompente, con esiti non del tutto ponderabili e per molti versi rischiosi. Per questo motivo, concentra l’attenzione sull’essenza, in termini di diritto, del “contratto” in generale, legittimando nel metodo, nella sostanza e nell’intento politico il “Contratto di governo”, come fosse un patto sociale. Per l’autore il contratto di governo “si ispira esplicitamente al modello contrattuale mutuato dal diritto privato”. Ecco, quindi, che parti diverse e anche in conflitto, sentono la necessità di tutelare le reciproche azioni e interessi sulla base di uno strumento mutuato dal diritto (privato) e non più dalla politica e dalla mediazione, dal compromesso e dalla sintesi. Si vuol prendere, sul piano lessicale e mediatico, le distanze dalla politica come la si intende comunemente, mantenere una presunta e sbandierata “diversità” e ci si vuol mettere al riparo dall’accusa di aver fatto “alleanze” o compromessi esclusi in campagna elettorale. Così, nel contratto di governo, “l’intesa viene stabilita non con i governati, bensì tra i governanti. L’accordo delle parti politiche si sposta così dal piano istituzionale a quello della negoziazione privata di interessi, sulla base di istanze di democrazia diretta che trovano la loro massima espressione nel progetto di revisione del principio costituzionale della libertà di mandato elettorale”. In questo contesto, per i contraenti “il calcolo degli interessi, a volte spietato”, conduce alla razionale ragionevolezza, “al compromesso piuttosto che allo scontro di valori non negoziabili”. Quindi non sarebbe più la “vecchia” politica a condurre al compromesso, ma il diritto, i codici e la stessa legge vigente per cui, quello che per i più è solo un fatto lessicale, con Di Marzio diventa sostanza del cambiamento. Ma l’autore si lascia qualche margine di incertezza futura, per cui non sa dire “se la nuova strategia di incanalare il senso di ciò che vale nel solco dell’interesse e nell’arena del contratto sarà vittoriosa”, ma sicuramente, per Di Marzio, “sarebbe piaciuto a Hobbes”, l’autore di Filosofia politica, sostenitore del concetto antropologico secondo cui, siccome la natura umana è sostanzialmente egoista e competitiva, la società è il campo di battaglia nel quale si svolge una lotta di tutti contro tutti. In questo senso, per l’autore il contratto si incanala in una specifica scuola di filosofia della politica e “rappresenta la forma simbolica del patto su cui si fonda la comunità e che legittima la sovranità dello Stato sui cittadini”. La negoziazione contrattualistica mette in soffitta “la rivendicazione di valori che era alla base del discorso politico precedente” insieme ai concetti di Destra e Sinistra che quei valori incarnano. Il limite sta però nel fatto che esso si ferma a determinati e specifici punti programmatici negoziati prima della sottoscrizione dei “contraenti”. Dunque non può assicurare e determinare nulla senza una dialettica e mediazione politica sulle questioni che nell’attività quotidiana di governo, nazionale e internazionale, sorgono giorno per giorno. In questo senso, anche per Di Marzio rimane l’interrogativo “se questa privatizzazione dell’azione di governo possa essere considerata una buona o una cattiva novella”.
LA POLITICA ESTERA DELLA SINISTRA VISTA DA MICHAEL WALZER
Michael Walzer, uno dei più importanti pensatori politici statunitensi e per più di trent’anni direttore della rivista politica Dissent, è arrivato nelle librerie italiane con il libro “Una politica estera per la sinistra” (Raffaello Cortina Editore, 2018, 210 pagine, 20 euro). Si tratta, tranne un solo capitolo del libro, di una raccolta di saggi pubblicati negli ultimi decenni per lo più sulla rivista che dirigeva. In questo lavoro, quando parla di Sinistra intende principalmente quella degli Usa, ma spaziando anche in Europa, dove essa è nata. E intendendo, con questo termine, tutti coloro che Sinistra si definiscono: gli “esponenti della vecchia sinistra e della nuova sinistra, i comunisti e gli anarchici e tutte le persone che si sono unite a questo o a quel fenomeno popolare”. Il fulcro del libro nasce dal carattere internazionalista della Sinistra che, soprattutto negli Usa (ma un po’ ovunque), porta con sé una contraddizione e un nodo mai sciolti sul rapporto con gli aspetti della sicurezza, della guerra e dell’imperialismo. Per cui l’autore, partendo da uno dei momenti storici più rappresentativi di questa contraddizione, cioè l’intervento armato in Afghanistan dopo l’11 settembre del 2001, elabora quasi in modo psicanalitico il conflitto interiore della Sinistra sui temi, strettamente connessi, di guerra e politica estera. Per lo studioso americano i rappresentanti della Sinistra “si sentono per lo più a casa loro nel loro paese; la nostra politica è incentrata sulla natura della società nazionale […], non abbiamo mai avuto una buona padronanza della politica estera o delle politiche per la sicurezza”. Dunque la Sinistra se la cava meglio “con le questioni globali nel caso in cui assomigliano maggiormente a questioni nazionali”, come quando si oppone alla “disuguaglianza, allo sfruttamento del lavoro e alle pratiche antisindacali all’estero” o nelle questioni ambientali. Il problema di coscienza si presenta alla Sinistra quando deve decidere “l’eventuale uso della forza. Si tratta di qualcosa che la maggior parte di noi non vuole affrontare” e a dimostrazione porta la campagna di Bernie Sanders per le primarie del Partito Democratico. In questa contraddizione c’è, per l’autore, un vizio ideologico sbagliato, perché “l’abilità di prendere sagge decisioni sull’uso della forza è essenziale per la sicurezza”: i decisori saggi optano “per la pace ogni volta che è possibile, ma qualche volta optano per una guerra fredda, qualche volta per l’uso della forza senza una guerra, qualche volta per la minaccia della guerra e qualche volta per il dramma della guerra stessa”. Questa saggezza politica per Walzer “non è in sé militarista né pacifista (né una via di mezzo). Essa richiede l’impegno costante per la conciliazione e il compromesso finché possibili”. Walzer vede in questa combinazione di fattori un problema e una contraddizione perché alcuni pezzi di Sinistra si definiscono sostenitori di guerre di rivoluzione, a volte avallano atti violenti o di terrorismo utilizzati da movimenti di liberazione (spesso in luoghi remoti). Ecco, dunque, che nella politica estera l’uso della forza diventa una contraddizione spesso insanabile, che mette la Sinistra in una crisi di identità che può finire per produrre incertezza. Quindi, in questi casi, si rifugia nel “sostegno dato alle Nazioni Unite e alla Corte penale internazionale”, come nel caso degli attacchi dell’11 settembre quando, molta parte della Sinistra americana, voleva “affidarsi a queste istituzioni anziché agire unilateralmente o con gli alleati più stretti contro Al Qaeda”. Con queste premesse, per Walzer “la Sinistra ha perso la bussola”. Come la ritrova? Lui ha un “programma modesto: mettere la decenza al primo posto”. Il che, in atti concreti, si traduce nella necessità di ritrovare una ideologia; di trasformare l’alienazione e l’impotenza in atteggiamenti di critica radicale e incisiva, diventando anche un po’ selvaggi; smettendo di biasimare l’America, attribuendo a essa la responsabilità di ciò che va bene o male nel mondo. In questo modo la Sinistra deve convincersi che “se diamo valore alla democrazia, dobbiamo essere pronti a difenderla, in patria ovviamente, ma non soltanto lì”.
TOMMY DIBARI RACCONTA PIETRO MENNEA
E’ uscito nei girni scorsi il libro “Pietro Mennea, l’uomo che ha battuto il tempo” scritto da Tommy Dibari per Cairo Editore con il supporto della Fondazione Casillo. Si tratta di un ritratto del tutto originale del grande velocista di Barletta. Dibari, scrittore e autore televisivo, è riuscito a raccontare come Mennea, da ragazzo del sud, sia riuscito a salire sul tetto del mondo con la sola forza di volontà e la costante applicazione. Pietro è uno dei più grandi atleti italiani, il re delle velocità, l’uomo, appunto, che ha battuto il tempo. Lo scrittore, anche lui di Barletta, si muove con la grazia di una scrittura calibrata sulla misura di un romanzo-documentario, dove la realtà di una vicenda unica del Novecento italiano viene riprodotta con la verve del narratore autentico, riportato così alla memoria la vicenda esemplare di Pietro Mennea, “che ha insegnato e insegna ancora tanto al Paese e allo sport”, sottolinea Dibari, che ha raccontato la storia di Pietro dall’esordio ai grandi successi sportivi, fino al ritiro. E poi la storia dell’uomo, dall’avvocato in doppiopetto fino all’ultima impresa: la corsa nel mondo della solidarietà con la sua Fondazione. “Mennea è stato finora l’unico velocista bianco in grado di detenere un record del mondo, nei 200 metri, per oltre 6.000 giorni”, aggiunge Dibari, “tutti conoscono le sue gesta sportive, ma davvero pochi sanno com’era l’uomo Mennea, un po’ introverso, un po’ ostinato, certamente tenace, un uomo con una storia incredibile, che andava raccontata e sono felice di averlo fatto io, che Mennea l’ho ammirato da bambino, da barlettano, da amante dello sport, da sognatore, da ragazzo del sud pronto a lottare contro tutto e tutti per coronare il suo sogno”. Ed è stato un sogno, per Tommy Dibari, che è anche pubblicitario, docente di scrittura creativa e che oggi ricopre il ruolo di direttore generale dell’agenzia di comunicazione Wake Up, veder dare alle stampe il suo quinto libro. In precedenza ha infatti pubblicato “La Cambusa. Storia d’amore e di altre malattie” (Rizzoli, 2007), “Non ho tempo da perdere” (Cairo, 2011), il pluripremiato “Sarò vostra figlia se non mi fate mangiare le zucchine” (Cairo, 2015) e “Me la sono andata a cercare” (Cairo, 2017). “Nella mia carriera ho fatto tante esperienze, anche molto importanti come lavorare nel team di autori di programmi televisivi nazionali come Striscia la Notizia, Artù, Paperissima e Paperissima Sprint, ho pubblicato altri libri, ho scritto per il teatro, il cinema e per la musica, ma raccontare la storia di quello che per me rappresenta un autentico mito mi dà sensazioni davvero molto forti”, aggiunge Dibari, che domenica 14 ottobre chiuderà a Trento il Festival dello Sport, con la presentazione del libro insieme a Manuela Olivieri Mennea, moglie dell’indimenticato Pietro. “Sento di ringraziare la Fondazione Casillo per il supporto determinante dato a questo progetto editoriale, la Cairo che ormai rappresenta per me un’altra famiglia e naturalmente Manuela per la fiducia che mi è stata accordata”.
“ASCESA E DECLINO DELL’UNITÀ D’ITALIA” SECONDO DOMENICO FISICHELLA
Durante il Risorgimento non sono mancate proposte di costruzione dello Stato nazionale mediante forme di federalismo per aggregazione, che però non potevano avere successo per ragioni storico-politiche che il volume di Domenico Fisichella “Ascesa e declino dell’Unità d’Italia” (Pagine editore) richiama. Il Regno d’Italia nasce così come Stato unitario, e affronta le grandi sfide della prima metà del XX secolo: depressione economica, crisi della democrazia, regime fascista. Con il secondo dopoguerra la Repubblica percorre la strada di un regionalismo che mostra crescenti cedimenti verso un federalismo per disaggregazione, in una stagione ove più che mai alla Nazione serve coesione istituzionale e civile per operare come soggetto credibile nella scena europea e globale. Il libro è rivolto a tutti, in particolare agli amanti della Storia, della Filosofia, della Politica e dei problemi dell’attuale società mondiale. Fisichella, professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della Politica, ha insegnato nelle Università di Firenze, Roma Sapienza e Luiss. Senatore per quattro legislature, ministro peri Beni culturali e ambientali, vicepresidente del Senato per dieci anni, membro della Commissione bicamerale, componente il Consiglio scientifico della Treccani per dodici anni, medaglia d’oro ai Benemeriti della Cultura, Scuola e Arte, editorialista per decenni di importanti quotidiani (Nazione, Tempo, Sole24ore, Messaggero), i suoi lavori sono tradotti in inglese, francese, spagnolo, portoghese, ungherese e rumeno.
“TU SEI LA TUA VOCE” DI DANILA SATRAGNO
Dal 23 ottobre sarà disponibile in tutte le librerie e in formato e-book “Tu sei la tua voce” (Sperling & Kupfer), il nuovo libro di Danila Satragno, cantante, musicista e vocal coach (oltre che di X Factor) di grandi artisti come Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Ornella Vanoni, Biagio Antonacci, Annalisa e molti altri. Scritto insieme al mental coach numero uno in Italia Roberto Re, “Tu sei la tua voce è un testo che rivela e insegna le tecniche di due grandi maestri che hanno cambiato la vita a migliaia di persone. “Ho dedicato la mia vita allo studio e alla ricerca dei colori della voce – afferma l’autrice – ho scritto questo libro per portarvi con me nel magico viaggio alla scoperta del pianeta voce e dei suoi mille segreti. Il fascino di una bella voce ha un potere immenso, con la forza della comunicazione potrete essere vincenti nella vita, nel lavoro, in famiglia e in amore”. Il metodo Vocal Care di Danila Satragno, unico ed esclusivo, insegna ad usare la voce in tutte le sue potenzialità e possibilità espressive. Utilizzato da migliaia di professionisti del canto e del parlato, si rivolge a un pubblico molto ampio, sia di esperti che di amatori. “Questo metodo mi ha fatto scoprire molte cose sulla mia voce, mi ha aperto un mondo ancora tutto da esplorare – afferma il leader degli Afterhours Manuel Agnelli – mi ha ridato la gioia di cantare. L’energia, il linguaggio, il coraggio”. La voce può far innamorare. È il caso di attori e doppiatori che stregano i nostri sensi al cinema, oppure di cantanti che riescono a far vibrare le corde più profonde del nostro animo. Questo libro svela che in realtà ognuno di noi può migliorare la propria voce e renderla un’alleata straordinaria per trasmettere emozioni, sicurezza, personalità e fascino nella nostra vita privata e professionale. Il segreto è un metodo esclusivo testato da migliaia di persone che cura, potenzia e libera la voce fino alla sua massima espressività, e al contempo insegna a gestire le emozioni e lo stress per comunicare al proprio interlocutore o a un’intera platea quello che più desideriamo, parlando o cantando. Danila Satragno, vocal coach delle star che per la profondità e la completezza del suo metodo ama definirsi “vocal builder”, e Roberto Re, mental coach numero uno in Italia, hanno unito le loro esclusive competenze per trasformare per sempre la nostra voce e farci ottenere risultati eccezionali nelle relazioni quotidiane (con il partner, con i figli, con i colleghi), in pubblico (dall’assemblea condominiale alla presentazione di un progetto di lavoro, a un’aula scolastica), su un palco (come nel caso di veri professionisti quali attori, cantanti, presentatori, deejay). Il Vocal Care, l’unico metodo scientifico per la cura della voce, ideato da Danila Satragno, e le tecniche di gestione emotiva e di focalizzazione di Roberto Re, forniscono per la prima volta in questo libro i segreti per un cambiamento radicale e sorprendente delle nostre capacità vocali e del nostro potere di sedurre, convincere, coinvolgere, incantare tutti coloro che ci ascoltano. Il libro è completato da risorse video gratuite sul sito www.vocalcare.it. Danila Satragno, cantante, musicista e vocal coach, lavora con grandissimi artisti, tra cui Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Ornella Vanoni, Biagio Antonacci, Arisa, Annalisa, Giusy Ferreri e moltissimi altri. Docente al Conservatorio di canto jazz e pop, è stata coach ad Amici e X-factor. La sua lunga esperienza di vocal coach per professionisti e per giovani talenti l’ha portata a elaborare l’esclusivo metodo Vocal Care®, utilizzato anche da molti attori e doppiatori. Ha già pubblicato “Voglio cantare” e “Accademia di canto” per Sperling & Kupfer. Roberto Re è il mental coach numero uno in Italia con oltre venticinque anni di esperienza e centinaia di migliaia di partecipanti ai suoi corsi. È fondatore di HRD Training Group. I suoi corsi di coaching sono stati scelti da alcune delle principali aziende italiane e multinazionali e da molti personaggi dello spettacolo e dello sport. È autore di diversi bestseller, tra cui “Leader di te stesso” e “Cambiare senza paura” (entrambi pubblicati da Mondadori), e “Energy” con Roy Martina (Sperling & Kupfer).
