Un incontro dedicato alla bellezza del calcio: si presenta così l’appuntamento di domenica pomeriggio che porta sul palco del Festival dello Sport di Trento tre miti del calcio internazionale. I maestri sono Arrigo Sacchi, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola: tecnici innovativi e vincenti, con visioni del calcio diverse ma ugualmente di successo. In un Auditorium gremito, con la gente in fila dall’alba di stamattina per accaparrarsi il biglietto, i tre si sono alternati in un dialogo tra ricordi e osservazioni sullo stato attuale del calcio europeo. Tutti concordi nell’affermare la bellezza del calcio, non si
sottraggono a commenti sull’etica dello sport più seguito d’Italia: “Chi gioca meglio non sempre vince, il calcio è speciale anche per la sua imprevedibilità”, afferma Guardiola ma – continua Sacchi – “chi gioca meglio ha più probabilità di vincere e soprattutto guadagnerà un’autorità morale che chi vince giocando male non avrà mai: sarà la bellezza a salvare il mondo, ce l’ha insegnato Dostoevskij”. E proprio parole come “bellezza”, “fantasia”, “coraggio”, caratterizzano questo dialogo intervallato continuamente da calorosi applausi dalla platea: “Il calcio è in continua evoluzione – prosegue Carlo Ancelotti –vedo squadre in tutta Europa trovare nuove idee e giocare in modo costruttivo”. Sacchi però bacchetta l’Italia: “A casa nostra c’è una resistenza al cambiamento, abbiamo una visione breve che ci porta a essere più proiettati al passato che al futuro. E questo fa diventare pessimisti. Inizio ora a vedere qualche tecnico più coraggioso, che rischia qualcosa in più. È questo l’unico modo per ottenere migliori risultati: il calcio si gioca con la testa, i piedi sono solo uno strumento”. Applaude la platea e Guardiola sostiene Sacchi: “Arrigo ci ha insegnato l’amore e la passione per il calcio, molti giocatori che
sono stati allenati da lui ora fanno gli allenatori a loro volta”. Continua Ancelotti: “A livello tecnico Arrigo è stato determinante, sono stato suo assistente per tre anni dopo averne giocati due allenato da lui. Per me sono stati anni molto formativi, ho capito come trasmettere le idee ai giocatori e poi ho trovato la mia strada: credo che l’unico modo per risultare credibile sia esprimere con autenticità il proprio carattere”. Non mancano infine i commenti sulla stagione in corso: “Al City non siamo pronti a vincere una Champions League credo – dice Guardiola – forse ci serve più tempo. Per ora
stanno facendo bene in molti, la Juve per esempio è molto determinata”. Prosegue Ancelotti: “Il calcio italiano rimane competitivo anche a livello internazionale ma le condizioni di ora non sono quelle di aprile, che saranno invece quelle che contano”. Un ultimo commento accolto positivamente da tutti lo fa ancora Ancelotti, forse con in testa ben chiaro un episodio che non cita esplicitamente: “Negli stadi italiani mancano rispetto e cultura: in Italia ancora si sentono gli insulti, all’estero ormai sono un brutto ricordo”.
