Nessun incontro in programma con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per il momento, ma Ilaria Cucchi, insieme al suo avvocato Fabio Anselmo, nei prossimi giorni incontrerà il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri. Intanto sono scattate le indagini da parte della Digos sullo striscione comparso a Brindisi contro il carabiniere Francesco Tedesco, di cui la scorsa settimana era stata diffusa la confessione sul pestaggio di Stefano Cucchi da parte di due colleghi: lo striscione recitava la scritta “Per l’infame nessuna pietà, sei la vergogna della città”, che corredato dallo slogan “Cucchi vive” e firmato “Curva Sud Brindisi” fa pensare possa essere un atto di accusa a Tedesco (che è brindisino) per aver parlato troppo tardi. Oggi Ilaria Cucchi si è sfogata sui social: “Come prevedevo sono ripresi gli insulti gratuiti contro Stefano e la mia famiglia, ormai il prezzo da pagare è questo. Giovanardi, che non si rassegna all’anonimato, cade nel ridicolo dicendo che mio fratello sarebbe morto di droga quando questa è stata l’unica causa di morte esclusa da tutti i periti e consulenti sfilati in questi anni davanti a decine e decine di giudici. Poi abbiamo le dichiarazioni dell’avvocato Naso, difensore di Roberto Mandolini, sul Tempo di oggi che mi lasciano di sasso”. Secondo Ilaria “da un lato, per difendere non si sa chi, ammette tranquillamente il pestaggio ad opera dei Carabinieri, sconfessando ed incastrando il suo cliente che è accusato di falso e calunnia proprio per averlo nascosto e, di fatto, attribuito ad altri. Dall’altro, preoccupato non si sa bene per chi, si spinge a dire che mio fratello sarebbe morto di HIV. O non si è studiato il processo o è in malafede perché Stefano non era malato di nulla se non di epilessia che non aveva da tanto tempo. Tantomeno di HIV. L’avvocato Naso si comporta così perché pensa di poter essere al di sopra della legge offendendoci gratuitamente mentre il suo cliente ci chiede i danni. Forse lo è davvero. Stiamo a Roma. Un avvocato normale sarebbe chiamato a risponderne. Comunque sia il Maresciallo Mandolini è così servito e produrremmo l’intervista in giudizio”.