Roma, 18 ott – Siamo arrivati alla Leopolda numero nove. Ci andrà? “No”, assicura in un’intervista a La Stampa Carlo Calenda, per il quale “l’unica cosa a cui sono interessati nel Pd è capire come si svolgerà un congresso che non è ancora convocato, così ogni lettura di quanto avviene dentro e fuori il Paese è vincolata al posizionamento in vista dell’incontro”. Ne consegue “l’assenza della costruzione di una proposta e della gestione strutturata dell’opposizione”. Col risultato che il Pd è diviso fra “chi aspetta il terzo avvento di Renzi e chi la crisi di governo per fare una alleanza con M5S”. Due cose che, a questo punto è scontato, gli paiono “strategie perdenti”. L’idea di Calenda è differente, vuole “creare con liberali, liberaldemocratici, socialdemocratici e cattolici popolari, un grande fronte che non sia solo ‘contro’, ma che abbia il preciso scopo rifondativo della democrazia liberale, secondo principi di maggiore equità che riportino anche la forza dello Stato nella sua dimensione nazionale e internazionale”. Nel libro “Orizzonti Selvaggi” (Feltrinelli) che ieri ha presentato a Torino, lo chiama “Fronte Repubblicano”, ma già immagina che il nome sarà diverso. Invece non ha dubbi sul fatto che si farà. Quante chance si dà? “I199,9% cento. Nelle conversazioni private non si trova un singolo dirigente del Pd che non riconosca come l’unica possibilità che abbiamo sia quella di presentare alle europee una lista che non si chiami Pd e che raccolga le forze di cui parlavo poco fa”. (red)