Roma, 19 ott – Ad aprire la prestigiosa Rassegna della canzone d’autore con la storica sigla ad omaggiare Luigi Tenco, nell’80° anno dalla sua nascita, è stata ieri, giovedì 18 ottobre, Elisa. Quindi, a calcare il palco dell’Ariston è stato il Premio Tenco 2018 Zucchero che si è esibito con L’Orchestra giovanile di Sanremo, e poi la coppia Neri Marcorè & Edoardo De Angelis e il duo Papìa & Capurso. Tema della rassegna un tema di forte attualità: “Migrans – Uomini, idee, musiche”. È stato prediletto, quindi, un cast che ha un legame forte con le “migrazioni”, nel senso più ampio del termine. E tra le “migrazioni” di trasversali aree musicali si è assistito all’esibizione de Lo Stato Sociale per chiudere poi con l’artista e cantautrice siculo-belga Sighanda. Sighanda, all’anagrafe Dominique Fidanza, è nata a Bruxelles da padre italiano e madre belga, e in Belgio ha trascorso buona parte della sua prima giovinezza; poi si è trasferita per alcuni anni in Sicilia e da lì ha intrapreso una carriera professionale che l’ha portata ad esibirsi in tutta Europa, prevalentemente in Francia e in Svizzera (dove ora risiede, in Ticino). Cantante, scrittrice e pittrice, Sighanda è un’artista poliedrica e dal passato decisamente variegato (ha militato nelle Lollipop ed ha acquisito grande notorietà in Francia e Belgio come popstar solista). Negli ultimi 15 anni è fortemente maturata dal punto di vista artistico. Facendo tesoro di importanti collaborazioni, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nel campo della musica d’autore. A lei abbiamo rivolto qualche domanda.
Sighanda, nel 2016 con l’album “Mitofonie” hai ricevuto il premio Bianca d’Aponte – Città d’Aversa. Quell’album e il precedente “Solipsiste” del 2013 segnano un profondo distacco con la tua precedente carriera. Per aiutarci a capire meglio il tuo background culturale e artistico, quali sono gli aspetti e le esperienze precedenti che hanno più inciso sulla tua formazione e che oggi non ti sentiresti di rinnegare?
Se non avessi fatto quelle esperienze non sarei diventata quella che sono oggi. Non ho mai disconosciuto quelle esperienze, ma il passato è passato. Ci sono artisti che nei concerti continuano a riproporre i propri successi storici; a me, invece, piace rinnovarmi e fare nuove esperienze. L’album Solipsiste l’ho scritto con Kikko Deluca e altri scrittori francesi, e rispecchia quello che ero a trent’anni (oggi ne ha 39 ndr) e la stessa cosa può dirsi di Mitofonie che è uscito qualche anno dopo. (PO / SEGUE)