Roma, 19 ott – Quello che più colpisce delle tue recenti canzoni è la capacità di mescolare in modo assolutamente fluido e naturale testi e frasi in dialetto siciliano, in italiano e in francese. Qui forse il riferimento sono le storie di Andrea Camilleri, che ha inventato una lingua a metà strada tra il dialetto e la lingua italiana?
“In realtà per me questa è una cosa assolutamente naturale e per niente costruita. Io parlo così in famiglia e con gli amici, passo in continuazione dal dialetto siciliano al francese. E mi sono detta: ‘perché ’non trasportare tutto questo nelle mie canzoni?’. Camilleri è un grandissimo scrittore ed è anche uno dei miei autori preferiti. E il suo linguaggio è sono in apparenza un imbastardimento del nostro dialetto, perché in realtà nella sua scrittura si usano parole e termini che solo un vero siciliano può’ capire e apprezzare fino in fondo”.
M.C.