Roma, 22 ott – Quanta parte delle tue origini siciliane o italiane ha contribuito a decretare il grande seguito di cui godi in Svizzera e in Germania?
“Il segreto non risiede nelle mie origini, da questo punto di vista la storia non sarebbe cambiata se fossi stato marchigiano o ligure. Il segreto consiste nella mia curiosità. Non sono andato all’estero per promuovere quello che facevo, ma piuttosto per imparare cosa facevano gli altri. A mio modo di vedere, la curiosità del prossimo si alimenta mostrando curiosità verso il prossimo. Ho passato molto tempo a imparare la lingua e la letteratura di altri paesi, soprattutto in Svizzera e in Germania, seguendo da vicino la scena e gli artisti locali. È poi arrivato il momento in cui i rapporti si sono per così dire rovesciati: artisti tedeschi, svizzeri, belgi, olandesi e lussemburghesi sono venuti da me chiedendomi chi fossi. E lo stesso è accaduto con il pubblico e la stampa estera. In sintesi, questo non è stato il prodotto di una deliberata strategia promozionale, ma di un lungo lavoro che la mia naturale curiosità verso culture ed espressioni di altri paesi mi ha spinto a fare”.
Infine, una domanda sull’Europa. Tu sei via dall’Italia da più di vent’anni, la tua carriera si è svolta principalmente all’estero e in particolare in Europa. Fai, dunque, parte di una generazione che ha beneficiato dell’integrazione economica europea e che dall’Europa ha ottenuto cose che non avrebbe potuto ottenere in Italia. Cosa pensi come artista dell’attuale stato di involuzione politica del progetto europeo?
“Io sono un convinto europeista ma sono anche un più convinto assertore dell’Europa delle culture. Questa Europa non mi piace perché negli ultimi decenni si è incentrata sull’obiettivo di allargare il mercato comune prediligendo il tema dell’economia su tutto il resto. Io sono per il primato della politica, non quello dell’economia, la politica ha in sé una declinazione etico-morale importante. L’euro senza unione politica e condivisione delle culture è stato un errore madornale, di per se l’idea dell’euro è condivisibile, ma avrebbe dovuto rappresentare il coronamento di un comune percorso sociale e culturale dei paesi europei. L’Europa ha svolto un ruolo importantissimo nella storia dell’umanità. Ma le nostre radici storiche non sono state considerate quando si è deciso di accelerare il progetto della moneta unica. Paesi con strutture economiche inadatte a competere nell’area dell’euro sono stati inclusi nel progetto allo scopo di allargare il mercato e questo è stato un disastro. Di cui oggi paghiamo le conseguenze”. (BIG ITALY / SEGUE)