Toronto, 6 ott – Accanto agli effettivi, tuttavia, si muovono nelle strade schiere di volontari che si occupano di servizi basici e basilari e quasi mille civili che, ad esempio, raccolgono le chiamate di emergenza (911), smistandole dalla centrale operativa alle pattuglie dotate di nuove e velocissime Ford (quelle dei film, per intenderci) completamente riattrezzate all’interno dell’immensa officina di Orillia. Nel fortino di Fantino c’è di tutto, compresi 5 km di corridoi interni che d’inverno, quando si arriva fino a -40 gradi (in Ontario la neve ricopre tutto da ottobre-novembre a marzo-aprile), sono utilizzati per tenersi in forma con la corsa. Ma nel fortino c’è, non a caso, anche lo spazio per comunicare con la gente, una vera e propria “Main Street” dove si trovano depliant informativi e gadget di ogni tipo, oltre ad un museo che racconta la storia dell’OPP attraverso i più svariati cimeli, comprese auto e moto d’epoca utilizzate dall’OPP. “La popolazione ci vuole bene perché non ci imponiamo, preferendo coinvolgerli nella nostra vita che è dedicata a proteggere la loro”, commenta Fantino sorseggiando un caffè assieme a Ciriani. Entrambe le tazze sono personalizzate con il logo della polizia dell’Ontario e la scritta “Office of the Commissioner”, ufficio del capo. Anche questa è comunicazione mirata al consenso, all’identificazione. Da quando si è insediato, Fantino ha lavorato molto su questo, dotandosi di 30 esperti del settore che lavorano all’interno del comando a questo scopo. “Comunicare prima di reprimere ci ha garantito una sensibile riduzione percentuale degli interventi”, racconta.
(Sis)