Roma, 25 ott – Il settore agroalimentare italiano ha un peso del 3,9% sull’economia italiana. Nel 2017 il settore ha generato un valore aggiunto superiore ai 60 miliardi di euro (33 per l’agricoltura, silvicoltura e pesca e 27,3 per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco) e ha occupato quasi 1,4 milioni di persone (circa 920 mila per agricoltura, silvicoltura e pesca e circa 465 mila per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco). E’ quanto emerso in occasione del convegno “Il valore e le potenzialità del settore agroalimentare nel Lazio” organizzato da Intesa Sanpaolo, in collaborazione con l’Ordine degli Agronomi. L’Italia riveste un ruolo importante anche a livello di agroalimentare europeo: è infatti terza per valore aggiunto e occupati dopo la Francia e la Germania, ma detiene il primo posto per qualità e ricchezza della produzione con 294 certificazioni (DOP, IGP e STG) nel comparto agricolo e alimentare (di cui 53 formaggi) e 564 certificazioni (DOP e IGP) nei vini e nei liquori. Puntando sulla qualità del Made in Italy, in un decennio che ha visto soffrire i consumi nazionali, l’agroalimentare italiano ha saputo trovare nell’estero il suo naturale sbocco. Negli ultimi 10 anni (2008-2017), le esportazioni alimentari italiane hanno sfiorato una crescita del 60%, contribuendo in modo fondamentale alla crescita dell’export manifatturiero italiano (che nello stesso periodo è aumentato del 23%), con 12,4 miliardi di euro aggiuntivi esportati. (SEGUE)