Roma, 29 ott – Questo assunto lo porta a considerare attori geopolitici non solo gli Stati, ma una pluralità di soggetti quali quelli non istituzionali, gli enti privati, i gruppi informali, le comunità, gli enti privati. Così come considera plurali anche gli ambiti spaziali: quelli fisici, linguistici, politici e religiosi. E si domanda se è lecito parlare di geopolitica delle lingue, rispondendosi che le lingue non sono realtà neutre ma fattori che agiscono a livello geopolitico. “La lingua – scrive infatti nell’introduzione al libro – identifica il gruppo che la parla, ma è anche strumento di dominio e riflette perciò la potenza dello stato che la utilizza e impone”. Ed ecco, quindi, che si conferma l’importanza dell’intersezione tra globalizzazione e lingue, racchiusa nel concetto portante del libro: “nel moderno scenario internazionale gli stati devono sapersi posizionare nel quadro della competizione globale, nella quale contano non solo i fattori politici ed economici, ma sempre più assumono rilevanza anche quelli culturali e in questo contesto le lingue costituiscono formidabili driver per accrescere la propria influenza, creare ambienti favorevoli agli scambi, rafforzare o creare nuove relazioni, consolidare le reti transnazionali con le comunità di connazionali in diaspora. Questo spiega perché, in questi ultimi anni, tutti gli stati che ambiscono ad avere una rilevanza internazionale perseguono politiche di promozione della propria lingua nel mondo”. (Ema)