Roma, 9 ott – Secondo Farina, quello che si è verificato ora era in realtà già preventivabile. “Basta riandare indietro di poche settimane e di pochi mesi, per scorgere i segni premonitori dello tsunami che si sta abbattendo sul Parlamento, ridotto ad esercitare l’unico atto finale del suo fondamentale e costituzionale ruolo legislativo: il voto di fiducia. Non abbisognano, i cittadini emigrati, di straordinarie conoscenze nel campo dell’ economia e della finanza per comprendere che, sull’ICI e sulla tassa dei rifiuti in Italia, si sia tolto ai nostri connazionali nel mondo, ripristinando, e solo per loro, l’ingiusta gabella, togliendola, nel contempo, ai ricchi proprietari in Italia. Essenziale mi appare l’esigenza di una forte e marcata mobilitazione in ogni paese o continente ove più grave è lo smacco e più forte la preoccupazione per quanto sta accadendo. Mobilitarsi in ogni circoscrizione consolare per raccogliere il massimo di consenso e dare quindi strumenti più efficaci ai nostri rappresentarsi in parlamento nel continuare una battaglia di lunga lena a difesa degli interessi della nostra collettività”. Secondo Farina, “particolare attenzione meritano i documenti finali scaturiti dalle riunioni continentale e del comitato di presidenza del Cgie di fine settembre a Parigi. Una preoccupazione, matura e consapevole, dei rischi di un possibile esaurimento del rapporto dell’Italia con i propri connazionali nel mondo. La riaffermazione della richiesta del rispetto delle scadenze naturali degli organismi elettivi (Comites e Consiglio Generale) e del loro rinnovo nella primavera del 2009. Raccogliere le sirene interessate di chi, nel MAE lega il rinnovo dei consigli alla riforma di due pur buone leggi (naturalmente perfettibili, anche in un futuro prossimo), mi appare una drammatica e irresponsabile operazione a difesa dei gravi atti di governo. Nella catastrofe dei tagli, i capitoli riguardanti le spese per le elezioni di tali organismi, risultano, miracolosamente, invariati. Vanno utilizzati per lo scopo indicato, e se così non fosse, il governo se ne assumerebbe intera la responsabilità”.
(Sis)