Ravenna, 12 ott – Una comunità che è e si sente una risorsa: “Penso che poter contare su 60 milioni di oriundi in tutto il mondo deve essere considerata una forza per l’Italia. E’ necessario, però, che il Paese se ne renda conto. Questo sicuramente è un lavoro che spetta ai giovani: rafforzare la relazione di fratellanza che ci unisce. A volte si fa l’errore di considerare queste realtà come lontane e di conseguenza perse. Invece è tutto l’opposto. Una cosa è stata l’emigrazione di cinquant’anni fa, una cosa è quella di oggi. Si deve sviluppare il rapporto con le altre persone anche per fomentare l’italianità, questa sarà la grande sfida della conferenza. Ovviamente il primo passo da fare è quello di diffondere la lingua italiana. Perché quello che ci unisce è proprio la lingua”. Dello stesso parere è anche Clarisse Boni, brasiliana di Itu. “Gli italiani sono arrivati troppi anni fa in Brasile, quindi oggi è più difficile parlare italiano. Del resto, si sa, con il tempo l’idioma si perde. Dopo la lingua, naturalmente viene la cultura. La Conferenza dei giovani ci aiuterà a riattualizzare la nostra conoscenza delle vostre tradizioni, ma anche della cultura e dello stile di vita di oggi. Sapere che musica ascoltano i ragazzi italiani, per esempio, per noi è molto importante. Siamo cresciuti con le canzoni dei nostri bisnonni, adesso vogliamo essere parte integrante della vostra quotidianità”.
(Erg)