Roma, 14 ott – Non solo lingua italiana, al centro dell’attenzione di questa settimana, ma la cultura e l’italianità in toto. Perché come dice Vincenzo Cerami, “scrittori, cantanti e artisti sono come gli artigiani: io non mi sento né più né meno di chi costruisce una sedia o un panchetto, quando scrivo una canzone o un romanzo faccio un lavoro di falegnameria. E la cultura italiana deve essere un veicolo per il nostro paese, mai come in questo momento, e non fine a se stessa. E’ necessario creare una figura d’intermediazione tra i nostri prodotti artigianali (che sono la nostra ricchezza) e la possibilità di fruizione all’estero”. E allora tutto torna, nel discorso dell’autore, se si pensa che “ad esempio siamo campioni del mondo nel design, e nel design c’è la piazza”. E proprio la piazza è il luogo per eccellenza di un cantante come Pino Daniele. “Io suono da sempre nelle piazze – ha spiegato Daniele – perché la piazza rappresenta la vita, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, perché spesso non è facile gestirla”. Il bluesman napoletano, per l’occasione, fa da megafono per l’allarme dei musicisti italiani: in radio si sente quasi solo musica straniera, invece dobbiamo conservare e proteggere” quella musica italiana che “è un patrimonio che è un dovere tutelare, perché ci distingue in tutto il mondo”.
(SEGUE)