Roma, 14 ott – Tutti in piazza allora, anche se la piazza, si dirà, è molto spesso anche il luogo del dialetto oltreché dell’italiano. Lo ricorda lo stesso Daniele (“quando sento definire il napoletano un dialetto mi offendo – ha scherzato – Alcuni stranieri tempo fa mi hanno detto che ‘O Sole mio’ rappresenta in pieno l’Italia, ma ho spiegato loro che si tratta di una canzone napoletana…”), lo ricorda Beppe Fiorello che pure è uno dei più grandi ‘esportatori’ di fiction italiana all’estero (“vivo a Roma ma cerco d’insegnare ai miei figli anche un po’ di siciliano: il dialetto serve a capire e mantenere la storia di una persona”), lo ammette anche La Francesca (“i dialetti danno l’identità di quella grande tavolozza che è la nostra lingua”). E lo testimonia anche il direttore di Rai Italia Piero Badaloni, secondo cui “italiano e dialetto non devono essere in competizione” e che per promuovere maggiormente la nostra lingua promette sulla sua rete “più programmi dedicati all’infanzia, anche con i nostri mezzi limitati”. Ma la testimonianza più bella e più disinteressata arriva da Pietro Spinner, ambasciatore svizzero in Italia: “I 500 mila italiani che vivono e lavorano in Svizzera – dice – hanno regalato la vita alle nostre piazze. Per questo non finiremo mai di ringraziare l’Italia”. E allora, tutti in piazza a italianeggiare.
(Sis)