Non si placa la guerra tra il Movimento 5 Stelle e i giornalisti, scatenata dalle parole di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista dopo l’assoluzione di Virginia Raggi di sabato scorso. Mentre un migliaio di giornalisti manifestava questa mattina in piazza Santi Apostoli, infatti, Di Maio condivideva un post del blog delle stelle, a firma generica “Movimento 5 Stelle”, in cui si riaffermava che “la stragrande maggioranza dei principali giornali italiani a tiratura nazionale è posseduto da editori in pieno conflitto di interessi. Cosa vuol dire? Vuol dire che non sono dediti solo all’informazione, come avviene nei paesi anglosassoni per esempio, ma che hanno più interessi in altri settori (energia, cliniche private, cemento) e addirittura nella politica. Questo comporta che l’informazione fatta da questi giornali deve sempre sottostare agli interessi che ha l’editore nel business e nella politica, due questioni che per anni si sono intrecciate in maniera perversa e anomala. Anziché informare i cittadini, l’obbiettivo diventa orientare l’opinione pubblica dando poca rilevanza a certe notizie, o non pubblicandole, rilanciare notizie tendenziose e in alcuni casi promuovendo vere e proprie fake news per soddisfare gli interessi affaristici o politici dell’editore. Questa non è libertà di informazione, è inquinamento del dibattito pubblico”. A favore dell’informazione si è esposta invece l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che sottolinea “l’esigenza di un’informazione libera, pluralista, rispettosa della dignità delle persone, del ruolo delle forze politiche e dell’autonomia professionale dei giornalisti. Segnala pertanto che ogni attacco agli organi di stampa rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica”.