Occorre “consolidare il cessate il fuoco a Tripoli e, se riusciamo, anche in altre città, perché senza sicurezza non possiamo andare avanti. I libici sono veramente stanchi di questa situazione e sono consapevoli del fatto che non esiste una terza via: o va avanti il processo politico o riprenderanno gli scontri” e “sappiamo che ci sono in giro milioni di armi”, “oltre a quelle di Gheddafi, ne sono arrivate dall’estero. E questi eventi a Tripoli sono anche un modo per convincere la gente a smettere di pensare che siano le milizie a garantire la sicurezza all’interno del paese”. L’inviato dell’Onu Ghassan Salamè, in una intervista al Messaggero, fa il punto sulla crisi in Libia in occasione della Conferenza di Palermo. E accusa: “La competizione tra paesi viene usata soprattutto come pretesto per mantenere lo status quo. Tutti dicono che facciamo con la Libia? Prima di tutto ci sono gli Emirati Arabi che sono i primi a competere per garantirsi un ruolo nel paese, poi ci sono Marocco e Algeria, Turchia e Egitto, Francia e Italia, sono tutti in competizione. Ma questa competizione viene usata come scusa. Se non ci fosse la competizione, troverebbero un altro modo per farlo. E questo non è sano. Quando gli italiani, i francesi o chiunque altro, alza la voce, è per trovare una giustificazione al fatto che non si facciano progressi. Ma italiani e francesi sono migliori amici tra loro, per cui, se risolvono questa, troveranno un’altra scusa”. (red – 14 nov)