Roma, 16 nov – L’Europa ha bisogno in un nuovo “Piano Marshall” per tornare a crescere, creare occupazione e dimostrare di essere la potenza che è. Marco Tronchetti Provera – intervistato oggi dal Sole 24 Ore – è convinto che per uscire dalle secche della stagnazione occorra varare un grande piano infrastrutturale su scala continentale “perché l’Europa non è mai stata unificata davvero e l’unione, come dimostra la storia, la fanno le infrastrutture”. Tronchetti è alla guida di un gruppo multinazionale e, come tutti gli imprenditori che lavorano sui mercati internazionali, è preoccupato per le guerre commerciali e per il rallentamento dell’economia in atto, soprattutto in Europa. “L’Europa – afferma – è la regione più ricca, con la più alta protezione sociale. Ma per piccoli interessi locali compromette la sua crescita economica e il suo ruolo geopolitico. E rischia di diventare marginale rispetto alle grandi potenze: Cina, Russia e Stati Uniti. Quello che inquieta di più è l’assoluta mancanza di attenzione della politica in Europa al serio rischio che stiamo correndo di rientrare in un periodo recessivo”. “Se l’Europa avesse uno scatto di dignità e culturale tornerebbe a ragionare sui fondamentali, lancerebbe un grande piano infrastrutturale e creerebbe valore per tutti. Un progetto di ampio respiro non avrebbe difficoltà a essere finanziato da tutte le grandi banche internazionali. L’esempio è la riunificazione delle due Germanie. La ricchezza della Germania nasce anche attraverso una riunificazione industriale che si è basata sulle infrastrutture e che è stata finanziata dall’Europa”. E perché allora non si replica su scala continentale? “Ci vorrebbe una visione illuminata, che non c’è. L’ultimo che l’ha avuta è stato Jacques Delors. Chi è venuto dopo di lui ha solo favorito l’occupazione dell’Europa da parte delle burocrazie nazionali dei diversi Paesi”.
(red)