Roma, 20 nov – I principali promotori di questo primo gruppo furono: Lorenzo Anzil, Renzo Baschera, Antonio Bearzatto, Giovanni Bon, Tarcisio Fraulin. Nell’anno successivo, il 1958, fu fondata la Famee furlane di Torin – Fogolâr Furlan. Da quel giorno sono trascorsi 60 anni durante i quali il sodalizio ha promosso la regione d’origine e aggregato i friulani trasferitisi in Piemonte. “La sede torinese – spiega Enzo Braida, presidente del Fogolâr – vanta un vasto locale con sala da ballo, biblioteca, cortile e pergolato, non è la prima volta che si parla di mosaico, proprio perché gli emigrati friulani spesso venivano da botteghe o da scuole in cui quest’arte veniva coltivata con passione e la portarono in Piemonte. Il Fogolâr Furlan, insignito nel 2013 del prestigioso premio torinese “San Giovanni”, vuole racchiudere in questo evento la memoria di una storia di lavoro, coraggio e gioia di conservare le proprie tradizioni sia pur aperte a quelle della terra che ci ha accolti, con lo stimolo ad andare verso un nuovo rinascimento che valorizzi le mani che sanno operare in modo eccellente per dare vita a quella bellezza che continuiamo a sperare “ci salverà”, come grida dal 2004 l’opera “Saetta iridescente” nella stazione della metropolitana del Trade Center al Ground Zero di New York, opera musiva realizzata appunto dai mosaicisti della Scuola di Spilimbergo”. (Red)