Roma, 20 nov – A Pinky il marito ha dato fuoco tre anni fa, in casa davanti ai figli: la giovane di origini indiane lo ha denunciato ed è stata abbandonata dalla sua comunità, proprio perché ha deciso di denunciare il marito: “L’ho fatto per mia figlia, il mio è stato un matrimonio combinato e voglio che lei sia libera di decidere il proprio futuro”. Gigliola ha riconosciuto trenta anni fa il corpo della figlia Monia, uccisa dal fidanzato; ora si impegna nelle scuole per prevenire la piaga della violenza sulle donne: “Bisogna partire dall’informazione e dall’educazione dei ragazzi: a Brescia organizziamo un concorso letterario dedicato a mia figlia, vi hanno partecipato 600 ragazzi e i loro componimenti saranno inseriti in un libro che sarà distribuito nelle scuole”. Sabrina ha vissuto una relazione “tossica” per 21 mesi, con violenze psicologiche e manipolazioni da parte dell’uomo con cui stava: “Verso la fine ho portato a casa qualche livido e ho terminato la relazione, chiudendo tutti i canali per non dare più la possibilità a questa persona di raggiungermi. Nel 90 per cento dei casi la violenza psicologica è anticamera di quella fisica”. Sono le donne coraggiose le cui storie di andata e ritorno dall’inferno della violenza sono state al centro di “Donne e libertà”, tavola rotonda che si è tenuta oggi alla Camera a Palazzo San Macuto, in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne in programma domenica 25 novembre. Durante l’incontro – promosso dalla deputata di Forza Italia Giusy Versace – è stato proiettato un estratto di circa 15’ del docufilm “Donne e Libertà” realizzato da Jo Squillo: “Da anni mi batto al fianco della mia amica Jo Squillo per tenere alta l’attenzione su questa terribile piaga” spiega la campionessa paralimpica che proprio mercoledì scorso a Montecitorio è stata tra le promotrici della mozione contro il femminicidio, votata all’unanimità dall’Aula. (PO / SEGUE)