Roma, 21 novembre 2018 – Nelle intenzioni dichiarano di voler sostenere i popoli più poveri del Sud del Mondo, ma poi nella pratica non si impegnano in prima persona. È quanto emerso dall’indagine Censis “Missione, solidarietà internazionale e stili di vita degli italiani” presentata in occasione del Simposio “Quale futuro per la solidarietà? Osare lo spirito missionario nella contemporaneità” organizzato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma per celebrare i primi 30 anni del Magis, Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo. Dall’indagine, che ha coinvolto uomini e donne dai 18 anni agli over 64, è emerso che per il 77% degli italiani è giusto aiutare i paesi del Sud del mondo. Tra questi, il 44% ritiene giusto farlo perché “è dovere di chi è più ricco aiutare i più poveri” e per il 32%, va fatto per favorirne lo sviluppo nei loro territori d’origine rappresentando, con questa risposta, la vera essenza delle missioni. Ma lo spirito solidaristico rischia di rimanere un proposito mai realizzato in quanto appena il 20% degli intervistati è disposto a dare un proprio contributo economico e a impegnarsi in prima persona e solo il 15% sostiene di poter modificare il proprio stile di vita. Quando si parla di quali comportamenti quotidiani potrebbero realmente influire sui problemi che affliggono i popoli più disagiati, infatti, la risposta è chiara: per il 76% non c’è nessuna correlazione tra lo stile di vita occidentale e la povertà del Sud del mondo. Non solo, per il 19% è sbagliato occuparsi dei Paesi in maggiore difficoltà, convinzione diffusa soprattutto nel Nord Italia (20%), tra i non occupati (32%) e tra le persone con bassa scolarizzazione (20%). (SEGUE)