Alla frase di Matteo Salvini “aspetto una lettera di Babbo Natale” in merito alla procedura di infrazione avviata da Bruxelles sui conti italiani, il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici replica per le rime in una intervista al Corriere della Sera: “Non mi sono messo il vestito rosso o la barba bianca e non sono Babbo Natale: sono il commissario agli Affari Economici e penso si debbano trattare queste questioni con rispetto reciproco, serietà e dignità. Non con disinvoltura e un’ironia che stride. Diamoci da fare perché c’è tanto lavoro, in questa situazione che nessuno ha voluto. Certo non noi. Il dialogo non è un’opzione, è un imperativo”. E aggiunge: “Non possiamo pensare che il governo di un grande Paese del G7, la terza economia dell’area euro, e le istituzioni di questo Paese siano un Villaggio Potëmkin o di cartapesta. Le istituzioni vanno prese sul serio. Quando parlo al mio interlocutore Tria, o vengo ricevuto al Quirinale, parlo a persone che rappresentano istituzioni. Non possiamo mettere in dubbio la legittimità dei nostri interlocutori. Tocca poi a loro vedere con i loro colleghi come organizzare il dialogo”. Ma poi Moscovici ridimensiona i toni: “Salvini stesso ha detto che è disposto al dialogo sulla manovra, dunque capisce la posta in gioco. Continuerò a confrontarmi con i miei interlocutori e se a un certo punto ci fosse occasione di incontrare Salvini o Di Maio in conversazioni più informali, non sono contro”. Ed interrogato sul fatto che questa procedura sarà utilizzata da Salvini e Di Maio in campagna per le europee, risponde di averci pensato “ogni giorno. È la ragione per cui l’atteggiamento della Commissione è prudente. Il nostro compito non è picchiare più forte o più in fretta per far muovere i mercati. Né prendere posizione nel dibattito italiano: non ho commenti sull’opportunità di fare un programma sulla povertà o sulle infrastrutture”. (22 nov – red)