Prima il non voto sul decreto Genova per questioni ambientali, adesso le forti perplessità sul pacchetto sicurezza e immigrazione: Paola Nugnes è una dei 19 firmatari del Movimento 5 Stelle della lettera indirizzata a Luigi Di Maio, per chiedere modifiche al testo che lunedì arriverà alla Camera, e che forse sarà blindato dalla fiducia. E oggi rincara la dose: “La criminalità – si sfoga – diminuisce quando si passa alla legalità, non può essere mai l’emergenza o lo stato di Polizia a gestire l’accoglienza. Lo dico io che mi alzai in aula contro il decreto Minniti nella scorsa legislatura”. E ancora: “La città si cura ed è sicura soltanto prendendosene cura”. Parole che, pronunciate nella cornice di un convegno organizzato da Legambiente sull’accoglienza diffusa, trovano subito sponda nell’opposizione. Per Russella Muroni, di Leu, con il dl sicurezza “continua lo scambio tra Lega e Movimento 5 Stelle che prevede dall’altra parte l’accelerazione sull’anticorruzione. Ma questo decreto non parla solo di sicurezza, ma di come vogliono che sia l’Italia: apprezzo i dissidenti dei 5stelle – dice rivolta proprio alla Nugnes – ma ci vuole di più, ogni spazio di autocensura deve terminare perché è la sirena d’allarme di una società impaurita e paurosa”. L’esempio più lampante, dice la Muroni, è quella del modello Sprar, che rischia un forte ridimensionamento in caso di approvazione del dl sicurezza così com’è: “E’ la prossimità che può spazzare via la paura e i pregiudizi e lo smantellamento dello Sprar è esemplare: si sta disegnando una società chiusa”. Preoccupazioni che sono condivise con tutte le amministrazioni comunali, anche quelle di colore giallo o verde, legate alla maggioranza di governo, come ad esempio quella di Roma, dove nel frattempo continua la querelle Baobab con 41 migranti non ancora ricollocati dopo lo sgombero: “Su Roma abbiamo fatto un lavoro di accoglienza diffusa, nei vari municipi. È evidente che non possiamo accogliere nuove persone perché dobbiamo dare accoglienza di qualità – dice l’assessore alle Politiche sociali della Capitale Laura Baldassarre Stiamo chiedendo alla questura di fare la propria parte, perché ultimamente solo la città di Roma ha accolto. Deve essere fatto un lavoro di reti”. Eppure, aggiunge Baldassarre, “lo Sprar è una parte del sistema di accoglienza diffusa, da qui le preoccupazioni dei Comuni. Noi lo abbiamo espresso in tutte le sedi, anche attraverso l’Anci: abbiamo più di 1600 persone accolte nel sistema Sprar e 1059 usciranno dopo la riforma. Speriamo che il legislatore possa ascoltare la voce dei territori perché ci è sembrata una scelta fatta senza ragionare sull’impatto sui territori”.
(PO / Sis)