Shanghai, 23 nov – La Presidente Todini ha fatto poi riferimento al grande potenziale rappresentato dal crescente turismo cinese nel Belpaese, con oltre 1,4 milioni di turisti ogni anno. “Sono principalmente viaggiatori e consumatori giovani, millennials dinamici e attenti all’innovazione e alla tecnologia. Le imprese italiane devono essere in grado di adattare la propria offerta alle loro aspettative, essere agili e innovative e saper comunicare efficacemente l’attrattività e i valori del Made in Italy per intercettare e conquistare questo target in crescita”. Il Made in Italy è infatti oggi riconosciuto come un vero e proprio brand ed è spesso sinonimo di lusso nei suoi settori più tradizionali: food, fashion e design. Secondo una ricerca del Comitato Leonardo condotta su opinion leader cinesi, i prodotti italiani sono principalmente associati alla bellezza (85%). “Ma il Made in Italy non è solo estetica: è innovazione, tecnologia, spirito imprenditoriale. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa, con oltre 4 milioni di imprese attive, 200 mila esportatori, 9 mila start up innovative e importanti distretti industriali. La beauty equity dell’industria italiana è un valore intangibile che si manifesta nell’arte, nella cultura, nel paesaggio, nei sapori, negli stili di vita, permea il nostro modo di fare impresa e la nostra capacità di disegnare servizi e prodotti unici e per questo amati e imitati. La domanda di Made in Italy nel mondo è forte: nel 2017 l’export di beni e servizi ha raggiunto quota 546 miliardi”. “Per penetrare nuovi mercati è fondamentale conoscerne le peculiarità” ha concluso Luisa Todini. “Stiamo lavorando alla preparazione di un Corso Executive congiunto CEIBS e LUISS Business School indirizzato ad imprenditori e manager italiani, per approfondire la cultura e le dinamiche del mercato cinese, dal titolo “Winning chinese customers through geo-political and marketing capabilities”. (BIG ITALY / Red)