Roma, 26 nov – In una intervista a Repubblica Alfonso Bonafede smentisce che il decreto sicurezza sia il prezzo da pagare per la legge “spazzacorrotti” voluta da M5S: “Sono due provvedimenti del tutto differenti. MSS non ha pagato alcun prezzo per avere una legge che contiene battaglie per noi storiche, come il Daspo, l’agente sotto copertura, la trasparenza dei partiti. Il dl sicurezza viaggia su un binario differente, a cui abbiamo contribuito condividendo la versione finale. Non c’è alcun baratto con la Lega sui nostri valori”. E sui dissensi pentastellati il Guardasigilli precisa: “Possono esserci persone che la pensano in modo diverso, ma poi prevale la sintesi politica, perché ai cittadini interessa sapere come la pensa MSS, e alla fine si vota compatti”. Interrogato sulla procedura di espulsione dei dissidenti poi precisa: “Sono i probiviri a prendere le decisioni disciplinari. Io non mi esprimo, ma considero poco rispettoso per la maggioranza andare per la propria strada. E dire il governo va avanti, ma a me questa norma non piace. Se tutti facessero così sarebbe il caos nel Movimento e nel Paese. Non siamo il Pd, non abbiamo e non avremo mai correntine interne”. Ce la farà con l’anticorruzione per fine 2018? “Si, certamente. Il messaggio del governo sulla legalità è molto forte. Dopoanni in cui la giustizia veniva messa alla fine dell’agenda politica. o utilizzata pro o contro Berlusconi senza produrre nulla, ora è fuori dal pantano del dibattito politico e guarda ai cittadini». Lasciamo stare gli slogan. È vero semmai che un anno per riformare il processo penale è troppo poco. «Non le permetto di parlare di slogan. E’ oggettivo che per vent’anni la giustizia era pro o contro Berlusconi. Comunque conto di impiegare anche meno. Ho già incontrato avvocati e magistrati per le basi del lavoro futuro. Tra dieci giorni li riconvoco. Non c’è un secondo da perdere”. L’emendamento sul peculato, che salva i leghisti sotto processo, non è come le norme ad personam di Berlusconi? “Innanzitutto non mi piace una domanda in cui si ricordano logiche che sono da prima e seconda Repubblica. Quella norma è sbagliatissima, sarà cancellata al Senato e la legge sarà approvata un mese prima del previsto senza di essa”. (red)