Roma, 26 nov – “La logica su cui fu costruita la Circoscrizione Estero quasi venti anni fa appare ampiamente superata. I tempi sono maturi per una discussione che prenda atto delle modificazioni intervenute e di quelle che interverranno”. Lo ha detto Rodolfo Ricci, vice segretario generale di Nomina governativa del Consiglio generale degli italiani all’estero, che giovedì 22 novembre ha partecipato – assieme ad altri colleghi della delegazione del Cgie – all’audizione della Commissione Affari Costituzionali del Senato sulle Proposte di Legge incardinate, miranti alla riduzione del numero dei parlamentari. “Se le riforme debbono fondarsi sulle situazioni concrete ed avere una loro ragion d’essere storica, è evidente che i connazionali all’estero debbono poter partecipare integralmente alla vita politica del paese e pesare ciò che debbono pesare, tantopiù se il nuovo esodo è una conseguenza di preminente natura economico-politica che non riguarda soltanto loro, ma l’intero Paese – ha detto Ricci -. Per capirci, il 10% dell’elettorato deve pesare il 10%, non di meno e la specificità della loro condizione deve trovare analogo riconoscimento a quanto avviene, dentro i confini, con le specificità regionali. Considerazioni analoghe riguardano il versante immigrazione: è un dato che emigrazione + immigrazione costituiscono, insieme, circa il 20% della popolazione. A meno che non si propenda per una società fondata su apartheid differenziate, questi due nodi andrebbero affrontati nell’ambito della discussione sulla riforma del numero dei parlamentari: cittadinanza, forma dello Stato, prospettive del Paese, ne costituiscono elementi indissolubili”. (SEGUE)