Roma, 27 nov – Ecco, quindi, che Trump e le altre forze reazionarie di tutto il mondo, anche cavalcando la non significativa preoccupazione e attenzione ai cambiamenti climatici, vincono le elezioni e continuano sulla strada di uno sviluppo malato che mette a rischio l’intera sopravvivenza del Pianeta e del genere umano. Dunque, partendo da queste riflessioni Chomsky, intellettuale della Sinistra radicale americana, nel suo libro “Verso il precipizio” (Castelvecchi, 2018, 48 pagine, 5 euro), dipinge un quadro molto fosco del Pianeta, spiegando che a causa delle inondazioni che da anni colpiscono l’India, solo in quel Paese circa trecento milioni di persone sono a rischio carestia, che mentre le falde acquifere vanno riducendosi, i ghiacciai dell’Himalaya sciogliendosi, il Sud dell’Asia accusa mancanza di acqua e il livello del mare si alza, mentre diverse specie vanno estinguendosi. Insomma, un libro nel quale il film che ci si presenta è quello di un incosciente cammino verso la catastrofe. Incosciente perché i governi nazionali non fanno nulla o non fanno abbastanza, continuando a inseguire uno sviluppo capitalistico “sconsiderato che sfrutta la Terra per il proprio consumo senza pensare alle generazioni future”, quasi come fossero convinti che non vi sia nulla da fare contro l’estinzione e, dunque, valga la pena vivere al massimo ciò che resta prima della fine. Contro questo atteggiamento, a suo modo di vedere ancora modificabile, il suo libro vuole essere un richiamo alla responsabilità, il grido d’allarme di chi vede l’abisso e lo indica a chi non vede o non vuole vedere. E in questo, l’intento di Chomsky diventa quello di salvare il destino della specie umana. (Ema)