“La partita con l’Europa non sarà facile, lo so bene. Ho detto alla Commissione: ‘Aiutateci’. Ma le riforme le facciamo, non torniamo indietro. Il problema è farle bene. E se sarà possibile recuperare dei soldi, lo faremo, possibilmente destinandoli agli investimenti. Io non cerco alibi, ma non ne darò”. Così Giuseppe Conte, in colloquio con il Corriere della Sera, parla della trattativa con Bruxelles. Il premier precisa di avere avvertito il commissario Pierre Moscovici che “in società complesse come le nostre la stabilità sociale è più importante di quella finanziaria. Pensa alla tua Francia: prima avete avuto la rivolta delle ‘banlieues’, delle periferie. Ora avete la protesta dei ‘gilet gialli’. Sono segnali da non trascurare”. E sottolinea: “Io non sono sceso in politica, come ultimamente disse qualcuno di sé. Io in politica sono salito, e ne sono consapevole. Perché ritengo la politica un’arte nobile, se messa al servizio del Paese”. Secondo l’autore dell’articolo, Massimo Franco, “a Bruxelles hanno finito per considerarlo l’unico interlocutore possibile di questa Italia populista e in deficit. Di lui, Di Maio dice che ha una capacità di resistenza tale da sfiancare gli interlocutori, più tenacia e pazienza. E la descrizione porta a nutrire qualche dubbio sull’immagine discreta, umile che tende a trasmettere. In cinque mesi è riuscito a navigare tra i due ‘contraenti’ senza bruciarsi. In passato era il primo a sorprendersi. Ora ha preso un po’ le misure a se stesso e al ruolo inopinato che ricopre. E si mostra orgoglioso degli attestati che riceve. Così ha preso coraggio, lasciando emergere doti da navigatore insospettate: quelle che inducono a ritenerlo difficilmente sostituibile, se regge l’intesa Di Maio-Salvini. Qualche mese fa non l’avrebbe detto nessuno. Ma oggi viene da pensare che non sarebbe così facile silurarlo senza disdire l’intero ‘contratto di governo’. All’ultima cena avuta con i vertici della Commissione, il presidente Jean-Claude Junker, il suo vice Valdis Dombrovskis e il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, Conte è riuscito a dire loro di sentirsi più europeista di tanti capi di altri governi. E a tenere una lezione su un’Europa che si è messa su un piano inclinato, e deve cambiare passo altrimenti si frantuma. Si può immaginare con quanta gioia quei professionisti consumati abbiano ascoltato il giurista venuto politicamente dal nulla”. (28 nov – red)