Roma, 28 nov – “Facciamo conoscere al mondo la luce di Napoli, non solo le tenebre”. Lo chiede a La Repubblica Riccardo Muti in un’intervista rilasciata in occasione del suo ritorno nel capoluogo campano per la settimana del “Così fan tutte” di Mozart, l’opera che dirige con la regia della figlia Chiara. “Sono passati 34 anni dall’ultima volta, in cui diressi un’opera al San Carlo…” ricorda il direttore d’orchestra. “Era il 4 dicembre del 1984, in scena il ‘Macbeth’ di Verdi nel teatro appena restaurato, con la scenografia di Giacomo Manzù”, “ho trovato il teatro più moderno, più vicino ai tempi. Non più l’immagine del solito Sud bistrattato ingiustamente, non solo dal Nord, ma anche dall’estero. Dove prevale ancora oggi l’immagine di un Sud pigro, svogliato, lamentoso, che piange su se stesso. Invece è l’esatto contrario”. Muti ricorda ancora che il San Carlo è “un teatro i cui direttori artistici sono stati Donizetti, Rossini. Dove Mozart, in una lettera a suo padre a Salisburgo del 1777, scrisse: ‘È vero, qui non si guadagna molto, ma è sempre qualcosa, e ci si fa più onore e reputazione con ciò che dando 100 concerti in Germania…’”. E aggiunge: “Ci siamo allontanati da quel passato, è vero, ma non Napoli, che resta una grande capitale. E’ la nazione, l’Italia, che ha dimenticato i suoi doveri verso un glorioso passato. Siamo ammirati nel mondo per ciò che siamo stati, anche se oggi i giovani di ‘buona volontà’ sono alla pari con i migliori cervelli in tutto il mondo. Ma mentre in alcune nazioni i giovani sono favoriti, i nostri sono costretti a emigrare. A Chicago incontro ricercatori italiani che hanno lasciato il nostro paese per migliorare. All’estero sento quasi sempre considerazioni negative sull’Italia, eppure avremmo tutto e i nostri ragazzi migliori lavorano nel silenzio. La televisione ha gran colpe, dovrebbe accendere un faro su questo”. Muti inoltre sottolinea: “Quando esco sulla Michigan Avenue, dove ha sede l’Orchestra di Chicago e guardo di fronte l’Art Institute, anche a 20 gradi sottozero, e vedo scolpiti sulla facciata i nomi di Michelangelo e Raffaello, sento dentro una vampata di orgoglio per essere italiano e non avverto più il freddo. Non esiste al mondo un paese migliore dell’Italia. I politici dovrebbero preoccuparsi che le nostre scuole, le istituzioni culturali, restituiscano al Paese la posizione che merita. Non possiamo essere semplicemente un museo”. (Sab)