Roma, 29 nov – In Italia la disoccupazione giovanile è a livelli record, eppure l’industria cerca figure professionali che non trova. Perché c’è questo cortocircuito?
“Perché – risponde il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – non c’è quel collegamento tra offerta e domanda, tra le esigenze delle imprese e le figure predisposte da nostro sistema formativo, che esiste in altri Paesi come, per esempio, la Germania. Per dare un’idea del fenomeno, basta ricordare che i tedeschi preparano 800mila ragazzi negli istituti tecnico-professionali a fronte degli 8mila in Italia. Una bella differenza”.
– L’Italia ha un alto tasso di imprese a conduzione familiare. È una ricchezza o è un freno alla crescita?
“Contrariamente a quanto si possa credere, le imprese familiari sono state, e sono tuttora, la vera forza di questo Paese. Si deve soprattutto a loro se l’Italia ha saputo reagire alla crisi riprendendo a investire in un contesto caratterizzato da incertezze. Il radicamento sul territorio, l’attaccamento alle radici, il rapporto ravvicinato con i lavoratori hanno funzionato da incentivo a non mollare. Certo, i tempi stanno cambiando e l’impresa del futuro dovrà imparare a crescere di taglia ed essere eccellente in ogni funzione”.
– Nei prossimi mesi si discuterà molto di Europa, in vista delle elezioni di maggio. Lei cosa si aspetta dall’Europa del futuro?
“Noi ci aspettiamo che l’Europa diventi il luogo migliore al mondo per le imprese, il lavoro e i giovani. È chiaro a tutti che così come si è andata configurando l’Unione presenta criticità e debolezze che ne hanno messo in crisi la solidità. Ma l’Europa è imprescindibile e una franca discussione su come dovrà cambiare le farà certamente bene”.