(di Isabella Liberatori) La spinta per la crescita, lo scenario europeo e la digitalizzazione delle imprese. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia parla a 9colonne della situazione produttiva e lavorativa italiana, spiegando quali sono le leve fondamentali per la nostra economia.
Presidente, tutti invocano la crescita. Ma quanto dipende dalle imprese e quanto dallo Stato?
“La crescita si ottiene attraverso una felice alchimia tra lo Stato, che fissa le regole e crea le condizioni favorevoli allo sviluppo, e le imprese, che da quelle condizioni e quelle regole traggono lo stimolo a investire creando reddito e occupazione. È un gioco di squadra quello della crescita, dove ciascuno deve fare la sua parte e nessuno può tirarsi indietro”.
L’impresa è sempre più digitalizzata. Ci sarà sempre meno lavoro per l’uomo?
“Il lavoro non si distrugge ma si trasforma. E non c’è dubbio che la maggior parte dei mestieri e delle professioni cambierà di contenuto a mano a mano che la digitalizzazione e la robotizzazione faranno il loro corso. L’importante è essere sulla frontiera della tecnologia e della sua applicazione anche con attività formative che ci aiutino a non restare indietro”.
In Italia la disoccupazione giovanile è a livelli record, eppure l’industria cerca figure professionali che non trova. Perché c’è questo cortocircuito?
“Perché non c’è quel collegamento tra offerta e domanda, tra le esigenze delle imprese e le figure predisposte da nostro sistema formativo, che esiste in altri Paesi come, per esempio, la Germania. Per dare un’idea del fenomeno, basta ricordare che i tedeschi preparano 800mila ragazzi negli istituti tecnico-professionali a fronte degli 8mila in Italia. Una bella differenza”.
L’Italia ha un alto tasso di imprese a conduzione familiare. È una ricchezza o è un freno alla crescita?
“Contrariamente a quanto si possa credere, le imprese familiari sono state, e sono tuttora, la vera forza di questo Paese. Si deve soprattutto a loro se l’Italia ha saputo reagire alla crisi riprendendo a investire in un contesto caratterizzato da incertezze. Il radicamento sul territorio, l’attaccamento alle radici, il rapporto ravvicinato con i lavoratori hanno funzionato da incentivo a non mollare. Certo, i tempi stanno cambiando e l’impresa del futuro dovrà imparare a crescere di taglia ed essere eccellente in ogni funzione”.
Nei prossimi mesi si discuterà molto di Europa, in vista delle elezioni di maggio. Lei cosa si aspetta dall’Europa del futuro?
“Noi ci aspettiamo che l’Europa diventi il luogo migliore al mondo per le imprese, il lavoro e i giovani. È chiaro a tutti che così come si è andata configurando l’Unione presenta criticità e debolezze che ne hanno messo in crisi la solidità. Ma l’Europa è imprescindibile e una franca discussione su come dovrà cambiare le farà certamente bene”.