Roma, 29 nov – Sono un vero e proprio esercito le donne caregiver ossia che “si
prendono cura” di familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori con
diversi gradi di intensità. Lo fanno 86 donne su 100. Un terzo di queste si
occupa dei propri cari senza aiuti, solo la metà fa affidamento su collaborazioni
saltuarie in famiglia e soltanto nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno.
Per le donne lavoratrici la situazione si aggrava ulteriormente dal momento che
solo 1 su 4 può avere accesso al part-time, allo smart working o agli asili
assistenziali. A fornire il profilo dei caregiver il Libro bianco 2018 “La
salute della donna – Caregiving, salute e qualità della vita” di Onda,
l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie alla
collaborazione di Farmindustria, presentato oggi a Roma. Giunto alla sesta
edizione, il Libro bianco sulla salute della donna, che tradizionalmente
fotografa lo stato di salute delle donne italiane, quest’anno dedica un
approfondimento al caregiving proprio per il suo impatto sulla salute e sulla
qualità della vita e per il suo valore sociale. Il carico di lavoro che il
caregiver si trova ad affrontare quotidianamente, che va dall’accudimento
generale a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e
somministrare farmaci a mansioni burocratiche, ha un forte impatto sulla salute
psicofisica e sullo stile di vita: in molti trascurano la propria salute
anteponendo quella della persona che accudiscono e si trovano così a rimandare
visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta,
privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno.
Inoltre, a livello psichico hanno un forte carico di stress che può rivelarsi
attivatore di malattie e depressione, fino ai casi più estremi dove il caregiver
può sperimentare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo,
mentale e fisico causato da uno stress prolungato nel tempo legato ad un carico
eccessivo di lavoro e problemi familiari. In aggiunta, il cambiamento di
abitudini e la mancanza di tempo libero modificano le relazioni affettive e
familiari portando all’isolamento. (PO / red)