Forlì, 4 dic – Si intitola “Shul” l’installazione architetturale site-specific all’interno del Palazzo del Merenda, a Forlì, ad opera di Roberto Paci Dalò. Tappeti ricamati, oggetti rituali, installazione sonora, stendardi, sentieri di luce, leggère architetture, concorrono alla creazione di uno spazio immersivo e sensoriale, portando lo spettatore in un luogo ibrido dell’anima. Il salone centrale della Pinacoteca civica – che ospita tele di ampie dimensioni del Seicento- viene così interamente dedicato all’opera, fino al 30 dicembre. “Shul” entra così in relazione con le opere di Guido Cagnacci e del Guercino collegandole alla nuova opera attraverso l’uso particolare della luce. Shul significa sinagoga in yiddish e corrisponde all’usanza ebraico-italiana di riferire alla sinagoga come “scola”. Il progetto si basa sulle immagini raccolte e pubblicate per la prima volta in volume da Giulio Busi nel suo volume “Qabbalah visiva”. “Questo libro tenta per la prima volta una storia del disegno mistico nella tradizione ebraica. È un atlante sorprendente dell’immaginario giudaico, un’esplorazione in un territorio ancora poco o nulla toccato dagli studi filologici, eppure fondamentale per il confluire creativo di religione, filosofia, mistica e estetica”, “con i loro diagrammi, i cabbalisti fissarono sulla carta le proporzioni dell’architettura divina dei cieli. L’armonia delle forme cerca di catturare il mistero della creazione: il gioco delle sefirot, la guerra cosmica tra bene e male, il prorompere del peccato e l’enigma della clemenza divina vengono tradotti in rapporti spaziali, e spesso si coagulano in luoghi-parola, in cui la scrittura ebraica si combina con acute invenzioni formali” si legge nel catalogo. (red)