Roma, 7 dic – “La Musica è da sempre, nella millenaria storia ebraica, un linguaggio di espressione e comunicazione, attraverso il quale si sono recitate preghiere collettive e personali, innalzati inni e lamentazioni, lodi per i miracoli, suppliche per le vicende strazianti e dolorose” dichiara Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane “Abbinando voce e strumenti, specialmente quando sono le donne, le madri ad esprimersi, ci si immerge in un canto universale pur esprimendosi, ciascuna, nella propria linguaidentitaria”.
Le compositrici, cancellate dalla storiografia ufficiale, sono state scoperte grazie al lavoro appassionato e meticoloso del curatore del concerto, Francesco Lotoro, che da trent’anni raccoglie in tutto il mondo le musiche scritte da deportati e prigionieri nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Un patrimonio musicale (a oggi 8.000 opere musicali e 10.000 documenti) per la maggior parte inedito e sconosciuto, che testimonia l’anelito umano a cercare bellezza e spiritualità anche nelle condizioni estreme, senza arrendersi al Male.
“La musica scritta in Lager e Gulag è positiva perché esalta la vita, annichilisce persino le ideologie totalitarie e rende uno dei più grandi omaggi all’ingegno umano – dichiara il Maestro Lotoro- Le donne musiciste, anche di fronte all’ineluttabile, crearono poesia e musica su patria perduta, figli e mariti lontani, resistenza al nemico, senza mai rinunciare a gusto, fantasia e senso dell’umorismo; nella loro musica il dolore si fa colore. Ci vorranno anni perché sia loro restituito un giusto riconoscimento artistico; a questo è indirizzato il lavoro della Fondazione ILMC di Barletta”. (segue)