Messina, 10 dic – La storia dell’emigrante Pippo Ventimiglia raccontata dal figlio Roberto a La Gazzetta del Sud: “Per me è il miglior padre che potessi avere. Non è stato facile lasciare il suo Paese, la sua famiglia, i suoi costumi e attraversare l’oceano per cercare un futuro che in Italia non avrebbe trovato in quel momento. Spesso raccontava che quando scese dalla nave in Argentina pianse più volte pensando che non avrebbe rivisto i suoi fratelli. Nessuno lo conosceva e non capiva la lingua. Nonostante tutto, è riuscito a formare una famiglia esemplare con 3 figli, 13 nipoti e 9 bis-pronipoti”. Pippo Ventimiglia, per tutti “Pipo”, messinese, nato nel 1927, a soli 22 anni, dopo aver affrontato la seconda guerra mondiale, ha lasciato il suo Stretto per cercare fortuna a Buenos Aires. “Quando gli italiani – racconta il figlio – con il commercio arrivarono a Buenos Aires erano molto richiesti perché c’era tanto lavoro. Papà ha iniziato in un’azienda che produceva bare, poi ha cambiato e ha lavorato in una fabbrica di porte. Fino a quando non è diventato indipendente e ha avuto la sua falegnameria” ed “è riuscito a realizzare un’azienda di mobili con 120 dipendenti e non è mai stato con le mani in mano. Oggi, a 91 anni, continua a lottare ogni giorno per stare con noi perché la sua salute è cagionevole”. Dal 1960, crescendo ininterrottamente, l’azienda “Madervent” produce e commercializza una vasta gamma di prodotti e ha ottenuto nel 1987 il decimo trofeo internazionale di mobili e decorazioni in Spagna. (Kgn)