Trieste, 10 dic – Peggiora notevolmente la qualità di vita dei pazienti e incide sulla sanità con costi elevati. L’acne inversa (o idrosadenite suppurativa), una malattia infiammatoria cronica che colpisce i follicoli dei peli e le ghiandole sudoripare, causa la formazione di noduli e pus che richiedono un intervento chirurgico di rimozione e lunghi e costosi follow-up. Nonostante siano necessari in media circa otto anni per diagnosticarla correttamente in assenza di sintomi (il 40% dei pazienti presenta familiarità) e tre dopo la comparsa dei sintomi, questa malattia risulta relativamente frequente: ne è colpito l’1% della popolazione, circa 600 mila persone in Italia (stime per difetto). Le regioni interessate sono ascelle e inguine, anche se i noduli possono formarsi nella zona perianale, nell’interno coscia e sotto il seno. Dato l’impatto sulla vita di relazione e sul sistema sanitario, il Burlo Garofolo di Trieste ha ideato un progetto di medicina integrata che coinvolge, oltre al Burlo, gli istituti di dermatologia di Colonia in Germania e dell’Università di Innsbruck in Austria, l’INSERM di Parigi, l’Istituto di biologia molecolare e cellulare di Strasburgo e il vicino istituto Jozef Stefan di Lubiana. Il progetto, che si è aggiudicato complessivamente un finanziamento di due milioni di Euro per tre anni (250 mila Euro vanno al Burlo), è sostenuto da EraPerMed, consorzio europeo che promuove la medicina personalizzata ed è finanziato a sua volta dall’Unione Europea (Horizon 2020). Il nome per esteso del progetto è “Biomolecular Analyses for Tailored Medicine in Acne iNversa”, e il suo acronimo è BATMAN. (BIG ITALY / SEGUE)