Trieste, 10 dic – “Abbiamo deciso di impegnarci nello studio di questa malattia perché è una malattia orfana di cure – spiega Sergio Crovella, coordinatore del progetto, responsabile dell’unità di imunogenetica del Burlo Garofolo e professore associato all’Università di Trieste -. Al momento i pazienti più gravi sono curati con farmaci biologici, al costo di 200-300 Euro per trattamento, e trattati chirurgicamente. E non tutti rispondono alle cure.” Ma non è solo questione di malattia orfana. Il Burlo Garofolo possiede competenze specifiche per indagare questa malattia con le più recenti tecniche di biologia molecolare. L’origine dell’acne inversa, infatti, è multipla: in parte ormonale, immunologica e infettiva, ma in parte anche genetica. “Assieme ai colleghi dell’INSERM abbiamo intenzione di creare linee cellulari knock-out, in cui cioè un gene chiave per l’acne inversa è disattivato in maniera specifica”, chiarisce Crovella. Il gene in questione, che produce la proteina nicastrina, verrà silenziato per studiare il comportamento delle cellule in sua assenza. I colleghi francesi metteranno a punto anche modelli murini in grado di replicare la malattia. Ma il valore aggiunto della partecipazione del Burlo sta nella capacità dei suoi ricercatori di ricavare cellule staminali dai capelli dei pazienti. “Dal prelievo di un capello con il suo bulbo pilifero si possono ottenere cellule staminali che, opportunamente trattate in un terreno di coltura, potranno generare i cosiddetti organoidi: strutture tridimensionali complete composte da epidermide, derma e pelo,” dice Crovella. Il tutto in maniera non invasiva, ovvero senza torcere un capello ai pazienti. (BIG ITALY / Red)