Roma, 12 dic – “La novità del Rapporto 2018 sta nella delicata questione del regionalismo differenziato e nella richiesta di tre regioni di aumentare l’autonomia legislativa ed amministrativa in alcune materie. Forse, come scrive il Rapporto, non sempre a maggiori funzioni corrispondono maggiori trasferimenti di risorse economiche, ma certo è che ne derivano maggiori responsabilità. È molto positivo che tre regioni che sono tra le più virtuose ed efficienti si pongano come modello evolutivo per le altre e per il Paese. È importante anche che abbiano come obiettivo l’istruzione, la sanità, il lavoro e l’ambiente, cardini intorno ai quali ruota lo sviluppo. Come presidente del CNEL esprimo l’auspicio che né oggi né in futuro vi siano spinte centrifughe o scatti in avanti che aumentino il divario territoriale. Come si sta ribadendo a livello europeo, le politiche per la coesione sociale, ma anche le scelte di sviluppo sostenibile richiedono un approccio ampio e unitario”, ha detto Treu aprendo i lavori.
“Anche nel 2017 le azioni normative intraprese dal governo centrale a partire dal 2016 al fine di incrementare gli investimenti locali sono risultati inefficaci, nonostante il livello di attenzione prestato alla continua riduzione di tale voce sia stato sempre molto elevato”, si legge ancora nel Rapporto.
Oltre all’analisi congiunturale della finanza territoriale, la ricerca esamina le possibili cause della mancata efficacia della politica di rilancio degli investimenti degli enti locali e descrive gli strumenti, e l’utilizzo, del finanziamento degli investimenti negli stessi enti, fotografando lo stato attuale dell’autonomia tributaria regionale attraverso un’analisi dell’Irap a vent’anni dal decreto legislativo n. 446/97.
Nella parte monografica del Rapporto 2018 si approfondiscono i temi del regionalismo differenziato. Nel febbraio del 2018, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno sottoscritto un accordo preliminare con il Governo per l’attuazione di condizioni speciali di autonomia. Nonostante la diversa capacità amministrativa delle regioni nel nostro Paese e nonostante le differenze territoriali, legate anche alle capacità fiscali, quasi tutte le regioni hanno comunque avviato almeno azioni preliminari. (red)