Francoforte, 13 dic – Dal primo gennaio finisce l’era del quantitative easing, ovvero degli acquisti netti di bond per garantire l’espansione di bilancio, ma la Banca centrale europea continuerà a reinvestire ancora a lungo i titoli in portafoglio dopo la risalita dei tassi. L’Eurotower lascia invariati i tassi d’interesse fino all’estate del 2019 e rivede al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno, passando dal 2 all’1,9%, mentre per l’anno prossimo la previsione del tasso di crescita è stata ridotta dall’1,8 all’1,7% (confermata invece per il 2020 la stima del +1,7% mentre nel 2021 si attende una crescita dell’1,5 per cento). Per quanto riguarda l’inflazione, invece, l’istituto di Francoforte modifica al rialzo quella per il 2018 (dall’1,7 all’1,8 per cento) mentre vede al ribasso le stime dall’1,7% all’1,6% per il 2019 (nel 2020 il tasso d’inflazione previsto è pari all’1,7% e nel 2021 all’1,8 per cento). “Anche se i dati sono più deboli di quanto atteso, a fronte di una domanda estera e di fattori specifici di Paesi e settori, la domanda interna sottostante continua a sostenere l’espansione e a spingere gradualmente l’inflazione” spiega in conferenza stampa il presidente della Bce Mario Draghi, sottolineando che “i rischi per le prospettive dell’Eurozona possono ancora essere considerati ampiamente bilanciati, ma il punto di equilibrio si sta muovendo verso il basso”. (Roc)