Roma, 27 dic – Il 22,1% degli operatori attivi nel settore (oltre il 25% nel 2016) dichiara che è rimasta invenduta oltre la metà dei titoli pubblicati nel 2017; tale quota sale al 26% per i piccoli editori, scende al 21,1% per i medi e si attesta all’11,4% per i grandi marchi. È quanto si legge nel rapporto Istat “Produzione e lettura di libri in Italia”, riferito all’anno 2017. In merito alle modalità di distribuzione, gli editori confermano strategica la capacità delle librerie indipendenti nell’intercettare la domanda dei lettori. Su una scala di punteggi compresa tra zero e dieci (dove lo zero rappresenta l’efficacia nulla e dieci quella massima), le librerie indipendenti hanno infatti ottenuto in media il punteggio di 7,5. Anche i canali italiani di distribuzione online (librerie on line, siti di e-commerce, ecc.) sono ritenuti determinanti (punteggio medio pari a 7,1) così come gli eventi quali fiere, festival, saloni della lettura ecc. (punteggio pari a 6,7); in entrambi i casi i punteggi sono invariati rispetto a quelli attribuiti lo scorso anno. La grande distribuzione organizzata (supermercati, grandi magazzini, ecc.) e i punti vendita generici (edicole, cartolerie, autogrill, uffici postali, ecc.) sono considerati, in linea con il passato, canali di distribuzione relativamente meno efficaci per accrescere la domanda e ampliare il mercato editoriale (punteggio medio di poco inferiore a 5). Anche riguardo ai canali di commercializzazione utilizzati, gli editori attribuiscono i punteggi medi più elevati alle librerie indipendenti (5,9) e ai canali di commercializzazione online (5,6) che, in entrambi i casi, risultano inferiori a quelli del 2016 (rispettivamente 6,3 e 5,9). Punteggi più alti della media sono espressi dai grandi editori, i quali quantificano il grado di utilizzo con punteggi rispettivamente pari a 7,2 e 7,5. (Red)