Milano, 11 nov – Gli immigrati in Lombardia che diventano imprenditori artigiani sono ormai un fenomeno accertato. Secondo quanto emerge da una ricerca dell’IreR (Istituto Regionale di Ricerca), il 9,2% di imprese artigiane sono nate dall’immigrazione, cioè circa 24.000 su un totale di 267.000. “Una realtà che – come ha spiegato l’assessore all’Artigianato e Servizi, Domenico Zambetti – dimostra come siamo una Regione aperta al mondo e a chi, da diverse parti del mondo, sceglie la Lombardia come casa per costruirsi non solo un’attività imprenditoriale ma anche la prospettiva di una vita”. I dati consentono anche di disegnare un identikit del neo imprenditore immigrato: in nove casi su dieci si tratta di uomini tra i 26 e i 45 anni, che possiedono un diploma per il 42% e una laurea nel 15% dei casi, in prevalenza coniugati (3 su 10 con italiani). La loro provenienza è in particolare da Egitto, Romania, Albania, Perù e Marocco. E’ importante inoltre sottolineare che 6 su 7 disponevano già di una stabile occupazione in patria. I settori d’attività sono: l’edilizia (albanesi, egiziani, tunisini in testa) la pulizia e i trasporti, mentre un riferimento particolare va al tessile, cui si dedica il 57% dell’imprenditoria cinese. Per quanto riguarda gli utili, poi, nel 62,9% dei casi vengono accantonati per le necessità familiari o inviate ai paesi d’origine (5,0%), per il 13,7% viene reinvestito nell’impresa, mentre il 16,4% delle volte non compaiono significativi profitti. Da non sottovalutare poi il fatto che quasi il 30% intende lavorare fino alla pensione e che per i 13,4 % si tratta di una sistemazione propedeutica per una più ampia iniziativa imprenditoriale.
(Erg)