Dopo la levata di scudi del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, la “disobbedienza” al dl sicurezza continua. L’ultimo in ordine di tempo è Giuseppe Sala, sindaco di Milano, che invita il ministro dell’Interno Matteo Salvini a ripensarci. “Ministro Salvini, ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va – scrive Sala su Facebook – Da settimane noi Sindaci avevamo richiesto, anche attraverso l’Anci, di ascoltar la nostra opinione su alcuni punti critici, per esempio ampliando i casi speciali e garantendo la stessa tutela della protezione internazionale ai nuclei familiari vulnerabili, anche attraverso lo Sprar, oggi escluso dal decreto sicurezza per i richiedenti asilo”. A scendere in campo anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin (“Il decreto sicurezza è tutt’altro che una buona legge. Ci sono aspetti che non mi convincono da un punto di vista politico ed etico e altri che ritengo siano difficilmente applicabili da un punto di vista amministrativo”) e il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori (“Lo ripetiamo da mesi: la legge 113/2018 – nata dal Decreto Salvini su immigrazione e sicurezza – anziché mettere ordine nella gestione interna del fenomeno migratorio, produce irregolarità e insicurezza”). E ancora: “Stiamo valutando la strada per arrivare alla Consulta”, ha dichiarato il sindaco di Firenze Dario Nardella; “Il linguaggio di Salvini è indegno di un ministro dell’Interno”, ha affermato Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. Lo stesso de Magistris questa mattina si era detto disponibile ad aprire il porto di Napoli alla nave di Sea Watch, da giorni nelle acque del Mediterraneo con decine di migranti a bordo: “Mi auguro che questa barca si avvicini al porto di Napoli. Contrariamente a quello che dice il Governo, metteremo in campo un’azione di salvataggio e la faremo entrare in porto”, ha detto a Radio Crc. Secca la risposta di Salvini: “I porti italiani sono chiusi, abbiamo già accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini”, ha scritto su Facebook.
Con post e dirette social Salvini ribadisce il concetto: “Se c’è qualche sindaco che non è d’accordo, si dimetta”; “Chi aiuta i clandestini odia gli Italiani, ne risponderà davanti alla Legge e alla Storia”; “Chi non rispetta il Decreto Sicurezza e aiuta i clandestini, tradisce l’Italia e gli Italiani e ne risponderà davanti alla Legge e alla Storia. Io comunque non mollo!!!”. E ancora: “Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto”; “Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull’immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia!”. Nella polemica interviene anche l’Anci. “Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci noi sindaci? – afferma il presidente dell’Anci, Antonio Decaro -. Inoltre quando si è deciso di chiudere i centri Sprar, che distribuendo su tutto il territorio nazionale il flusso migratorio assicuravano un’accoglienza diffusa, anticamera di una necessaria integrazione, alcune città hanno visto un aumento considerevole di stranieri nei centri Cas e Cara, a gestione ministeriale. Si è interrotto, così, un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione e si è favorito l’aumento di tensioni sociali nelle comunità di riferimento. Riguardo alle minacce che il ministro dell’Interno rivolge ad alcuni sindaci, non vorrei essere costretto a fargli notare che poco tempo fa, prima di diventare ministro, egli stesso invitava platealmente i sindaci a disobbedire a una legge dello Stato, quella sulle unioni civili”. (Red – 3 gen)