Da domani sera e fino a domenica 27 gennaio è in scena al Teatro Ciak di Roma “Il più brutto weekend della nostra vita”, commedia di Norm Foster, tradotta da Danilo Rana e adattata da Maurizio Micheli, che ne è anche regista. In scena un cast di attori davvero ben assortito: Maurizio Micheli, Nini Salerno e Antonella Elia. Con loro c’è Benedicta Boccoli che a 9Colonne racconta di non “avere aspetti in comune col suo personaggio” e fa un bilancio delle sue esperienze: dal teatro alla tv passando per un lontano Sanremo.
Benedicta Boccoli come definisce la commedia “Il più brutto week-end della nostra vita” in scena da giovedì 10 al teatro Ciak di Roma?
«È un’esercitazione di comicità, funziona, infatti, come un’orchestrina jazz che deve suonare perfettamente, così il pubblico gioca con noi. I protagonisti sono 4 borghesi, due coppie di ricchi superficiali, che si detestano, ma si scambiano partner senza amarsi. È uno specchio della società di oggi. Il mio personaggio, in particolare, è proprietaria di un piccolo negozio ma si crede una grande stilista, è un’arrampicatrice sociale, antipatica, dura e sarcastica, che fa scambio delle coppie solo per avere successo. Si basa esclusivamente sull’estetica, perché è priva di contenuti.
Come ricorda il suo esordio in tv con Boncompagni?
«In tv mi ha creata Gianni Boncompagni. Mi ha messo davanti alla telecamera a 19 anni, ero molto differente dalle diciannovenni di oggi che sono più sveglie e maliziose. Avevo milioni di telespettatori che mi guardavano. Gli chiedevo cosa dovessi dire e Gianni faceva i primi piani dei miei imbarazzi. Infatti a casa arrivava la mia freschezza. Boncompagni mi ha formata: ho preso da lui la predisposizione a non preoccuparmi mai ed a dare importanza alla leggerezza. Sono cresciuta in tv, che è un luogo non protetto, quindi più “pericoloso” rispetto al teatro, dove, invece, c’è un copione, dei costumi, una scenografia. La mia formazione comprende molte e diverse esperienze, ho fatto tanto. Di solito tv e teatro si snobbano, io no. La mia prima volta sul palco è stata con Paola Gassmann e Ugo Pagliai quasi 30 anni fa. Direi che il teatro è più degli attori, dove conta il mestiere, chi va in scena e chi si è, il cinema invece, è lo sguardo dei registi».
Cosa consiglia ai giovani attori?
«Di avere un’idea per usare la Rete, che è un mezzo utile per comunicare, ma di avere anche una preparazione di base, che aiuta sempre, sennò lo sketch, come nel caso degli Youtuber, si ferma lì. Non si può restare senza strumenti, anzi si deve avere del materiale sui cui lavorare, anche come approfondimento».
Cosa pensa del #metoo e della predominanza maschile nello spettacolo?
«La concentrazione del lavoro e del potere nelle mani degli uomini è un tema antichissimo: nel mondo dello spettacolo, infatti, sono rari i testi femminili, tanto che non lo trovo scandaloso. Non credo al #metoo. Non penso che gli scandali giovino alle figure femminili. Certo bisogna fare dei distinguo tra ricatto, molestia e violenza».
E’ iniziato il conto alla rovescia per il Festival di Sanremo. Trent’anni fa è salita sul palco dell’Ariston insieme a sua sorella Brigitta con “Stella”, un pezzo scritto da Jovanotti, cosa ricorda di quella esperienza?
«Il brano era scritto da Lorenzo, risale alla prima fase della sua carriera, quando non era stimato come oggi. Siamo uscite al primo turno della gara, ma è stato un successo in diverse classifiche trash, tanto che, ancora oggi, quando sono in scena a teatro, qualcuno tra il pubblico mi porta l’album da firmare. Anni fa più cercavo di nasconderlo, più veniva fuori. Mentre oggi sono orgogliosa di quella esperienza tanto che vorrei ricantare per gioco con mia sorella».
Rifarebbe anche il reality “Circus”?
«Certamente, non so solo se oggi sarei in grado fisicamente di fare certe acrobazie. Dopo solo 3 giorni di prove, mi ero lanciata bendata da 10 metri in diretta con un trapezio, grazie anche alla profonda competenza di Stefano Orfei, che mi ha insegnato in cosi poco tempo. È stata tra le più grandi emozione della mia vita. Eravamo pazzi noi concorrenti come anche gli autori di “Circus”». (Pep / PO – 9 gen)