Roma, 10 gen – Il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha spiegato la genesi della ricerca, i suoi obiettivi e il risultato raggiunto: “I risultati dello studio mettono in forte discussione i percorsi attraverso i quali si anima il dibattito in corso, aprono uno squarcio per future iniziative e spingono ad una seria ed importante riflessione. Anche se si trattasse solo di un sasso nell’ingranaggio delle eccessive semplificazioni questo sarebbe già un risultato accettabile». Ed ha sottolineato: «Ovviamente, non intendiamo sostenere che l’Italia sia immune dalla corruzione o che la corruzione stessa non ne abbia caratterizzato la storia antica e recente. Ciò che vogliamo, invece, fortemente affermare è che il nostro Paese è anche meno corrotto degli altri, che reagisce alla corruzione più degli altri, che non la tollera e che combatte il malaffare ed oggi lo previene anche meglio degli altri”. Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, spiega nella prefazione: “Il tasso di corruzione di una nazione investe direttamente la credibilità delle sue Istituzioni e da un punto di vista politico, dunque, determinare con una certa attendibilità le dimensioni che il fenomeno assume, è innanzitutto una “pagella” su un Paese e sulla sua classe dirigente. C’è poi un aspetto economico, ancora più rilevante”. Aggiunge: “Il pregio principale della ricerca è proprio l’inquadramento del problema in una prospettiva comparata. La difformità esistente fra le varie nazioni (di ordinamento giuridico in primo luogo, ma anche terminologica) non è difatti soltanto uno dei principali ostacoli alla “costruzione” di indicatori di corruzione universalmente validi. Legato a questo aspetto vi è il vero punto centrale della questione: la scarsa affidabilità degli indici di percezione, poiché non misurano il fenomeno ma solo l’impressione che se ne ha”.
