Roma, 10 gen – Nel 2010 le donne rappresentavano solo il 6 per cento dei componenti dei consigli di amministrazione delle società quotate, uno dei tre peggiori dati di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Nel 2018 la percentuale è aumentata al 33,5 per cento. Non solo, ma l’ingresso delle nuove amministratrici, oltre che rispondere ad un principio basilare di equità di genere, ha contribuito a modificare altre caratteristiche dei cda, riducendo l’età media, aumentando il livello medio di istruzione, la diversità in termini di età e il background professionale. Sono i risultati straordinari ottenuti nel solco della parità di genere dalla legge approvata nel 2011 sulle quote rosa nei cda, che porta le firme delle deputate Lella Golfo (Forza Italia e Alessia Mosca (Pd). L’orizzonte temporale proposto fu di tre mandati, per esplorare l’azione positiva del cambiamento culturale. Il cambiamento c’è stato, ma il percorso non è ancora sufficiente, nonostante il trend positivo e ora una proposta di legge avanzata dalla deputata azzurra Cristina Rossello mira alla proroga per ulteriori tre mandati delle disposizioni contenute nella legge, “in quanto – pur concordando sul fatto che le azioni cd. positive non possano avere natura definitiva – il legislatore è chiamato a valutare se il tempo concesso sia proporzionato e congruo allo scopo perseguito e in rapporto al contesto sociale, politico e culturale di partenza, pena l’inefficacia (in termini di capillarità e stabilità) degli sforzi finora compiuti”. (PO / SEGUE)
