(12 gennaio 2019) In un libro che corona quindici anni di inchieste giornalistiche, Paolo Berizzi documenta ruolo e pervasività nelle piazze e sulla rete dei fascisti del terzo millennio. Il libro si intitola “Nazitalia”, è pubblicato da Baldini Castoldi, e colpisce non per l’allarme che lancia ma per la grande quantità di episodi che lo giustificano.
Nel libro di Berizzi una delle parole più frequenti è la parola stadio. Perché è negli stadi, e nei loro settori più popolari, cioè le curve, che xenofobia, antisemitismo e odio razziale hanno i loro santuari.
C’è la curva nord dello stadio milanese di San Siro, feudo degli ultrà fascisti dell’Inter, specializzati in buuu razzisti contro giocatori di colore e contro i «terroni da lavare col fuoco», come recitava uno striscione. C’è lo stadio Franco Ossola di Varese, dove gli skinhead ultranazionalisti si contendono gerarchie ed esercitano potere con la forza dell’intimidazione. Ci sono i fascisti del gruppo “Padroni di casa” nella curva sud dello stadio Olimpico di Roma, e i fascisti degli Irriducibili nella curva nord dello stesso stadio. C’è la curva sud dello Stadio Bentegodi di Verona, dove le «Brigate gialloblu» accolgono le squadre facendo il saluto romano e sventolando bandiere con la svastica. assieme a croci celtiche, aquile del Reich, striscioni razzisti e persino il manichino impiccato raffigurante un giocatore di colore.
Ci sono delinquenti comuni, politici e mafiosi nelle curve di Juventus e Milan. C’è il gruppo di ultrà juventini in trasferta a Bologna che in assetto di parata militare marcia verso lo stadio scandendo cori fascisti e facendo il saluto romano. Ci sono gruppi organizzati di camerati sugli spalti di Pavia, Lucca, Busto Arsizio e di tante altre città italiane. Tutti in genere hanno un nemico comune, che non sono i rossi, con i quali anzi si può anche scendere a patti, ma è la Polizia, che significa poi lo Stato.