Roma, 14 gen – “Governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento”: è l’appello lanciato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente che si terrà a Roma da oggi al 16 gennaio. Bassetti nel delineare quello che deve essere l’impegno dei cattolici in questa fase cita don Luigi Sturzo, che il 18 gennaio di 100 anni fa fondava il Partito popolare italiano: “Ai ‘liberi e forti’ di oggi dico: lavorate insieme per l’unità del Paese, fate rete, condividete esperienza e innovazione. Come Chiesa assicuro che faremo la nostra parte con pazienza e coraggio, senza cercare interessi di bottega, per meritarci fino in fondo la considerazione e la stima del nostro popolo”. Tutto questo in un contesto in cui il presidente dei vescovi italiani vede il rischio di “scoraggiamento e sfiducia, che costituiscono il terreno sul quale il male attecchisce e cresce. Temo l’indifferenza con cui il male si impadronisce delle nostre paure per trasformarle in rabbia. Temo l’astuzia che si serve dell’ignoranza. Temo la vanità che avvelena gli arrivisti. Temo l’orizzonte angusto dei luoghi comuni, delle risposte frettolose, dei richiami gridati” sottolinea il cardinale Bassetti, che nel suo discorso affronta il tema dei migranti citando il caso di Torre di Melissa (Crotone), ringraziandone gli abitanti: “Mentre sul migrante e sulla persona fragile stentiamo perfino a confrontarci con serenità, pronti come siamo a scaricare su di loro un malcontento sociale che – come sostiene Papa Francesco – ‘enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza’, la piccola comunità sulla costa crotonese ha scritto una pagina di segno contrario. A fronte di quella cinquantina di profughi abbandonati in balìa delle onde, sindaco, forze dell’ordine, volontari e semplici cittadini hanno saputo esprimere una solidarietà corale. Sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione: la stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una responsabilità nel Mediterraneo come in Europa”. (SEGUE)